I numeri e le cause del mobbing

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Il mobbing è un fenomeno che, da semplice forma di repressione nei confronti di un lavoratore, si è ormai delineato come problematica complessa.

Infatti secondo l’indagine Eurispes 2013, il 23,5% degli occupati ne riconosce i sintomi, dichiarando di aver subìto almeno una volta forme di sopruso o persecuzione da parte del datore di lavoro. Non c’è differenza significativa fra uomini e donne

Il fenomeno più elevato però, è fra i giovani, che hanno subito mobbing nel 35,5% dei casi, probabilmente dipende dal fatto che i giovani sono più spesso precari.

Gli psichiatri paragonano il mobbing alla tortura ed è, di fatto, una situazione di persecuzione psicologica senza apparente via d’uscita, che interessa dinamiche di gruppo nell’ambiente di lavoro.  nei confronti di clienti e superiori, diffusione di maldicenze, critiche continue, accuse ingiuste, sistematica persecuzione: sono queste le circostanze che contribuiscono a creare quello che nel 1984 lo psicologo tedesco Heinz Leymann ha definito come “terrorismo psicologico sul luogo di lavoro”, e che, con un termine mutuato dall’etologia, comunemente viene detto mobbing.

In Svezia ed in Germania centinaia di migliaia di persone sono finite in pre-pensionamento o anche in clinica psichiatrica per mobbing sul posto di lavoro, gravando sull’azienda sia per il deterioramento del clima lavorativo e del livello di produzione, sia per i costi da sostenere per i periodi di malattia dei dipendenti.

E’ un dato di fatto comunque, che il mobbing aumenta il tasso di disoccupazione, rende improduttiva la vittima estromettendola dal mondo del lavoro e grava sull’intera comunità, in oltre, l’esasperazione del fattore produttività ha comportato di mettere ogni singolo lavoratore contro il suo “compagno di banco”, di creare assurde gelosie ed invidie.

Il mobbing sul lavoro infatti, nasce soprattutto a causa di fenomeni di concorrenza tra lavoratori di antipatie o gelosie, soprattutto perché alcuni lavoratori intendono in questo modo far perdere il lavoro ad un singolo individuo. Le dinamiche e i tipi di mobbing variano in base ai soggetti che attuano lo stesso, datori di lavoro, lavoratori di uno stesso livello o di livello superiore, ma anche a specifici fenomeni di strategia aziendale, volti ad eliminare un lavoratore privilegiato.

Come combattere il mobbing: Per porre fine al mobbing si dovrebbe evitare l’idea di dimettersi, (scopo del mobbing), anche se è la prima cosa che viene in mente, e apparentemente sembra l’unica via di uscita; potrebbe invece essere utile staccare, prendendosi dei periodi di ferie o di malattia non eccessivamente lunghi.

La cosa più importante da fare in caso di mobbing è quella di denunciarlo, affidandosi a un buon avvocato e a una procedura legale prima civile e successivamente, se è il caso, penale. È fondamentale procurarsi prove scritte che attestino il mobbing, da protocollare e spedire tramite raccomandata A.R., colleghi che vogliano testimoniare a vostro favore, registrazioni e resoconti di tutte le vessazioni subite. È importantissimo quindi, evitare momenti di sconforto ed evitare di cedere subito alle offese subite.

ipse dixit

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