Quanto sono simpatici quelli che il lavoro Culturale…

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Breve disclaimer: non sono un talebano del digitale, anzi. Amo la carta e i vinili, hanno un sapore vintage. Eppure mi piace confrontarmi e scoprire le potenzialità dei byte. Per leggere questo breve articolo si consiglia di ascoltare Un Romantico a Milano tributo a Bianciardi dei Baustelle.

Ascoltando, a sprazzi Voi siete qui, in onda su Radio 24, presentando Massimo Coppola si ricordavano alcuni suoi lavori. Quando ho sentito “Bianciardi”, non ho saputo resistere e ho cercato più informazioni in rete.

Amo Luciano Bianciardi, quello che ha scritto e il suo essere “anti” in maniera intelligente, critica e mai banale. Tra le molte cose da lui scritte c’è un bel libro, Il lavoro culturale, limpidamente biografico che mette a nudo quelle che erano le pose e i limiti di una certa cultura dell’Italia del 1957.

Trovati alcuni video su YouTube del documentario in questione, non ho saputo resistere e mi sono immerso nella visione, riprendendo anche una raccolta delle opere di Bianciradi (curato tra l’altro anche da Massimo Coppola): L’antimeridiano.

Come fossi un nativo digitale (ad esser generosi, molto generosi al massimo potrei essere un indigeno digitale) su Twitter ho fatto i miei complimenti a Matteo Caccia (conduttore del programma radiofonico) e a Massimo Coppola (per il documentario). Quest’ultimo però si è risentito.

Successivamente sul suo profilo Twitter è apparso questo commento:

Mi devo scusare: non sono simpatico, e leggere un commento così superficiale da chi si occupa di comunicazione e di cultura nel 2013 mi ha fatto pensare.

Pensiero numero uno.

Quelli chi? Son io (un utente, un possibile fan, una persona e non un troll o un bot).

Pensiero numero due.

Un prodotto, dal momento che entra nel mercato non è più (solo) di proprietà di chi lo ha realizzato, confezionato e distribuito: acquista valore nella misura in cui ognuno può sentirlo proprio. A maggior ragione quando avendo un’anima di byte i vari processi vengono rimodulati e la facilità con cui può viaggiare si moltiplica. Così una canzone: la Siae continua a pagare l’autore ma io posso dire che mi appartiene se mi ricorda il mio primo bacio.

Pensiero numero tre. Riconosco il lavoro e la fatica del lavoro, e per tanto ho risposto all’account Twitter di Massimo Coppola:

Pensiero numero quattro (che al dire il vero è stato il primo a sfiorare il mio lobo frontale).

Il video postato (che per amor di patria non inserirò come link) è stato postato su YouTube con attenzione, curando di riprendere le varie parti in cui era diviso senza fare un lavoro da “macellaio”. Direi che è stato fatto con amore.

Fare a pezzi un video. Due sotto-pensieri vengono a galla.

I primi spettatori (per lo più contadini) del cinematografo vedendo un film di Eisenstein ne rimasero sconvolti: come era possibile che si facessero a pezzi (le inquadrature) così le persone, dicevano.

Poi mi sono ricordato dell’introduzione di un bel libro di Chris Anderson (per molte cose un pioniere), Gratis. A parlare sono i Monty Python, maestri della comicità e non solo, con uno stile difficilmente eguagliabile centrano il punto:

«Da tre anni voi utenti di YouTube ci derubate…Ma ora si cambia: è tempo che ci occupiamo personalmente di questa faccenda…Basta con i video sfocati e mossi: da oggi vi offriamo filmati di alta qualità, tratti direttamente dal nostro archivio. E potete vedere tutti questi video assolutamente gratis! Però vogliamo qualcosa in cambio. Non i vostri commenti noiosi e logorroici: quel che vogliamo è che voi clicchiate sui link, compriate i dvd dei nostri film…»

Neppure a dirlo le vendite dei loro cofanetti è schizzata alle stelle, sia nelle classiche catene distributive che su Amazon.

Se guardo, commento e condivido qualcosa sul web vuol dire che è un contenuto interessante che voglio far conoscere anche agli amici (virtuali o meno). Non è detto poi che una volta off-line (cioè nel momento in cui mi trovo in una libreria/edicola) non decida di acquistare quello che mi è piaciuto on-line. Il punto è: quanto le mie sinapsi sono andate in brodo di giuggiole? Cioè il prodotto, che assaggio sulla rete in maniera gratuita, merita di essere acquistato e conservato. Messo accanto ad altri media: che so a fianco di Guerra e Pace o a Il lavoro culturale?

Quello che manca forse è un po’ di netiquette, o anche uscire dagli schemi (mentali e di marketing) di venti anni fa. In fondo come diceva anche Lui (sempre ne Il lavoro culturale):

«Perché in Italia quanto a cultura c’era proprio un gran bisogno di ricominciare tutto daccapo».

Ps: il video dei Baustelle è preso dal canale ufficiale della Warren (che probabilmente avrà sottoscritto accordi per avere delle revenue da YouTube e con gli inserzionisti).

 

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Fabio Ferri

Informazioni su Fabio Ferri

A 11 anni viene pubblicato il suo primo articolo su di un giornale locale. Pensava d’aver sfondato e si riposa per una decina d’anni buoni. Poi gli dicono che scrivere è sempre meglio che lavorare (purtroppo ci crede) e quindi incomincia a frequentare i bagni di radio, quotidiani e agenzie stampa (scrivendo oscenità e i suoi contatti sulla porta del cesso). Folgorato dal Gonzo (journalism) e Data (sempre journalism), cerca senza successo di fonderli insieme in un abbraccio di parole e numeri. Su SP scrive a sua insaputa di comunicazione politica e social media (#socialpolitic). Twitter: @fabeor
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