Sport, uno spot per dannati

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Dunque la nuotatrice più medagliata è stressata. Non allatta, non sforna dolci per i figli, non corre in ufficio né davanti scuola per raccoglier la prole. Però giura d’esser sotto stress. Se è psicologicamente sfinita si ritirasse, mi vien da pensare.

In tv osservo calciatori che sbraitano verso l’arbitro al dubbio d’un fuorigioco, poi applaudono a scena aperta il traversone del compagno che invece di finirgli sui piedi termina in tribuna. Gli ex che ieri “schifavano” i giornalisti oggi fanno la fila per prendere il tesserino e trasformarsi in opinionisti. Generalmente snocciolano numero vincenti d’una squadra e un attimo dopo quella squadra subisce un gol, l’ultimo a farlo è stato l’ex calciatore del Milan Stefano Nava, che esaltava il Cagliari e in un amen ha segnato il Bologna. Meglio passar sotto una scala che ascoltare.

L’allenatore che perde dice che è colpa della pioggia, delle zolle, del direttore di gara e che c’è “la mafia nel calcio”; quello che vince contro una squadra-materasso giura che gli avversari hanno messo la sua formazione in difficoltà. Se invece perdono contro un antagonista più forte è ancora colpa dell’arbitro.

Il pilota che vince spiega che il merito è del team, se sbaglia una traiettoria e finisce fuori pista urla che è colpa della macchina. Dicono che il rugby sia sport nobile e c i credo, ma quando vado a vedere le partite di serie C c’è gente che prende a pizze in faccia gli avversari, però poi il terzo tempo risolverà tutto. Ci manca solo che durante una partita a dama un tifoso tiri un torsolo di mela sulla scacchiera. Arriveremo anche a quello, prima o poi.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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