I voti della campagna elettorale

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Beppe Grillo

La campagna elettorale è ormai terminata. Tra «proposte shock» e mirabolanti promesse, le schermaglie verbali dovranno cessare questa sera. Il consuntivo è, come sempre, alquanto deludente. Del resto, a lume di memoria, non si ricorda una campagna elettorale “bella”. Ecco un’opinione (spietata) sulla comunicazione dei candidati.

Centrosinistra. Pier Luigi Bersani aveva tutto da perdere in questa campagna. E in gran parte sembra esserci riuscito. Il basso profilo, in nome della responsabilità, non si è imposto come modello, visto che anche il sobrio Prof. Monti ha iniziato a menar fendenti. Il segretario del Pd ha cercato di gestire l’esistente, ma ha finito per confondere le idee in materia di alleanze. O forse ha detto, ma non tutti se ne sono accorti, che alla chiusura delle urne ci sarà l’intesa con i centristi. Non bastano i «giaguari da smacchiare» per comunicare bene. Voto 5.

Centrodestra. Silvio Berlusconi è un fuoriclasse della comunicazione contemporanea. Il suo compito aveva le forme della missione impossibile: presentarsi quasi immacolato agli occhi dell’elettorato. Il leader del Pdl è ben consapevole che una super promessa riesce ad avere successo, anche se emana il fetore della bugia, visto che il cittadino ha spesso la memoria corta. Il meccanismo, piaccia o meno, funziona in questo modo. E il Cavaliere si è trasformato da “carneade” a protagonista, finendo per dettare l’agenda. Voto 7.

Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo ha trovato il più semplice dei messaggio: «Via tutti». Una formuletta magica che riecheggia come una lieta melodia nelle orecchie degli italiani. Il comico ha oscurato abilmente anche alcune gaffe, come l’apertura a Casapound, lanciando dardi infuocati contro tutto e contro tutti: proprio quello che chiedono gli italiani. Grillo ha saputo mixare piazza e Rete, evitando confronti con cotradditorio (dove avrebbe potuto scivolare). Un capolavoro. Voto 9.

Scelta civica. Mario Monti voleva diventare un “umano” dopo essersi presentato come un gelido tutore dei conti. Più che un guru della comunicazione, serviva un miracolo. Il Professore ha inanellato qualche gaffe di troppo, finendo per smarrire quell’aura di superiorità che pure gli veniva riconosciuta. Voto 4.

Rivoluzione civile. Antonio Ingroia non brilla certo per carisma oratorio. I suoi interventi assomigliano a una cantilena, come riassume alla perfezione dall’imitazione di Maurizio Crozza. Il procuratore è finito nell’anonimato, nonostante un buon impatto iniziale. Voto 5.

Fare per fermare il declino. Oscar Giannino aveva interpretato bene la campagna elettorale. Arrembante, polemico, preparato e con l’aria dell’outsider. Ma poi è scivolato su un titolo infilato nel curriculum per gonfiarlo, manco fosse uno studente alla ricerca di prima occupazione. Voto 3.

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