Elezioni: cosa hanno detto i candidati da Mentana

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Enrico Mentana

Mentre Grillo ruba il palcoscenico di piazza San Giovanni, il segretario del Pd Bersani è apparso giù di corda negli studi di La7, “all’interrogatorio di Mentana”.

Territorio, riforme e giovani al centro del programma di Bersani. “Sarei interessato che venisse anche qualche giovane, una regola da mettere è sui partiti, che consentisse di presentare alle elezioni solo chi è dentro uno statuto collettivo in grado di garantire ricambio e partecipazione interna”.

Il programma. “Prenderemo il 51% ma ci comporteremo come se avessimo il 49%”. Prima di tutto un rinnovamento generazionale con volti nuovi che però, specifica, hanno già esperienza all’interno del partito, aristocratica beccata a Grillo, accusato di raccimolare per le piazze persone senza alcuna maturità  politica; in secondo luogo rivalutare e promuovere la presenza delle donne, il confronto con le parti sociali, abolizione delle leggi ad personam, finanziamento della green economy, ma anche parità di genere, unioni civili omosessuali e cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia (altra frecciatina a Grillo) e temi delicati come la maggiore partecipazione del lavoratore a decisioni in ambito aziendale.

Un’attenzione particolare ai giovani: “Per i giovani diritto all’autonomia, indipendenza e al salario. Bisogna fare una discussione sulle regole, partire con gli investimenti. Il lavoro precario deve costare di più e quello non precario di meno.”

E poi c’è lui, che agli sgoccioli della campagna sembra essere realtà concreta e infernale: “Grillo ha inteso in modo obliquo la partecipazione, non ha mai risposto a una domanda. Io non ce l’ ho con la gente che va in piazza a sentirlo; capisco la disaffezione. Vorrei chiedere a lui: dove la porti la gente? Uno che non risponde a una domanda, uno che dice uscire dall’Euro, ci porta oltre la Grecia. Ci allontana dalla democrazia.”

Esce Bersani dallo studio ed eccone un altro: “Perché il direttore sta così lontano da me?”. Parla, gesticola con tremila fogli in mano, si  muove, fa smorfie, prende in giro Mentana, interrompe le domande, teorizza risposte: Il Cavaliere.

Questa volta però si propone come ministro dell’Economia, semplicemente perché “sarebbe più utile”. Il programma è quasi scarno ma molto tentatore: “Aboliremo l’Imu e rimborseremo quella che è stata pagata quest’anno”.

E poi mezz’ora all’attacco di Fini perché l’ha tradito, di Sarkozy per il diverbio su Draghi come presidente della Banca centrale Europea, di Monti per la politica di austerità, di Bersani e Vendola che manderanno all’inferno l’Italia, dei comunisti che lo perseguitano, e questa volta ce l’ha con i candidati di Grillo non con i giudici: “Io sono molto preoccupato per questo signore che riesce a avere consenso. Non dice niente di sensato e costruttivo. Alzi il coperchio e trovi candidati che sono per più dell’ 80% dei personaggi attivi nell’ambiente di ultra sinistra, che vengono dai centri sociali e dai no tav. Io dico a coloro fuori di senno che Grillo viene eletto da chi pensa che votandolo si mandano tutti i politici di adesso a casa. E invece Non si manda a casa nessuno se ci sono Bersani e Vendola al paese.

Una macchina mediatica incandescente quella di Berlusconi, abile promoter di se stesso, che lascia poi spazio alla figura di Monti: serio, pacato, i capelli bianchi buffamente tirati su con la gelatina; solo a vederli  rimpiangiamo quelli trapiantati del Cavaliere.

Una scelta difensiva quella del Prof. “Io mi sento moderato. Essere moderato significa applicare uno stile e un modo di comportamento nella vita quotidiana anche in politica. Appoggiare uno stato che non sia soverchiante, che non presenti troppa burocrazia, che abbia meno tasse senza il pericolo però di un disastro finanziario. Io credo che gli elettori moderati abbiano disagio a essere rappresentati da questo personaggio che non tiene servizio ai suoi cittadini date le smodatezze nella politica finanziaria. E ha costretto poi chi è venuto dopo a fare una politica di austerità.”

Non manca nemmeno in lui il riferimento al leader del M5S: “Ho pochissimo in comune con grillo ma credo che i nostri elettori abbiano molto in comune con lui. Sono due tipologie molto seccati nei confronti della politica tradizionale. In un caso c’è la protesta rigorosa, nel nostro caso chi voterà per noi ha la protesta e la proposta”.

Di poche parole lo è sempre stato, ma questa volta più lapidario di sempre, Monti lascia la campagna elettorale con una frase laconica: “Io credo che con un attimo di riflessione in più, molti che votano Grillo potrebbero votare per un grigio e anziano professore”. Chi vivrà vedrà.

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Noemi Debbi

Informazioni su Noemi Debbi

Nata, cresciuta e pasciuta. Diplomatasi al liceo classico, con tante domande si iscrive a Filosofia per avere risposte. Ottiene in cambio ulteriori domande, così decide di prendere la realtà per il bavero e di ottenerle con la forza. E' iperattiva, si interessa di filosofia del linguaggio, di filosofia politica, e di comunicazione politica. Ama il teatro per essere uno specchio, un passaggio verso un'altra realtà in cui può purificarsi . La frase che meglio la rappresenta è " Nuvole sparse qua e là, bel tempo altrove. Serena, variabile".
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