Tsunami tour: Grillo e il Movimento 5 Stelle al rush finale

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Beppe Grillo è approdato nella sua terra natia, lo tsunami tour lo ha riportato in  Liguria, dove una folla di persone è arrivata per acclamarlo e ridere con lui della logora classe politica che ha portato alla rovina l’Italia. Sfera pubblica ha seguito il comizio sul posto.

Le parole di Grillo. Una comunità si basa su di un legame di solidarietà e di identità, si tende la mano all’altro e lo si aiuta in un reciproco benessere, è questo che auspica Grillo: “L’Italia deve diventare una comunità, nessuno deve essere lasciato indietro” solo uniti si riesce a sopravvivere. E la folla impazzisce. Un Grillo parlante, ma anche sparlante, non mancano attacchi a destra e manca, nessuno resta indenne dalla furia dello tsunami: “Se credete al Nano (Berlusconi ndr), credete anche a mastro Lindo che esce dalla lavatrice”; “I sacrifici bisogna iniziare a farli da su, vero Napolitano?” e ancora “I sindacati sono complici dei partiti”.

Non c’è scampo, per cambiare bisogna lottare e i grillini lo sanno, bisogna essere pronti “nella prossima settimana a passare attraverso due file di persone con dei bastoni. Si stanno accanendo contro di noi, con sparate e titolo sui giornali”. Il tema della lotta e del sacrificio è costante, torna in ogni parola, e chi si mortifica non è chi è “in alto” ma gli italiani, che perdono il lavoro, la casa, che devono “andare a mangiare alla Caritas” perché non c’è più neanche il pane. E’ la gente comune ad aver spinto Grillo a scendere in campo, investito popolarmente del compito di migliorare il Paese, si è sentito in dovere di restituire qualcosa alle persone che per anni lo hanno sostenuto nella sua carriera di comico. I politici sottovalutano il movimento 5 stelle, ma si sbagliano e quest’errore li porterà a casa, non prima di essere stati sottoposti al “politometro” un metro di confronto tra i guadagni di inizio e fine carriera e se non risulteranno “congrui” (e su questo punto è nato un coro dal popolo)  dovranno essere puniti, ma non “con il carcere, con il lavoro socialmente utile di cui abbiamo gran bisogno”.

E’ una vera e propria inondazione di parole quella che sommerge gli spettatori, i temi si susseguono, e si passa saltando da un argomento all’altro, da un’accusa all’altra, da un basta ai politici all’altro. Non c’è scampo alla sua parlantina.

“E’ ora di dire basta, non c’è più tempo, dobbiamo mandarli tutti a casa” perché per cambiare l’Italia l’unica ricetta essenziale è quella del M5S: creare nuovi posti di lavoro, reddito cittadino (900/1000 euro al mese per i disoccupati, come fanno in Europa), centralità della piccola e media impresa grazie al made in Italy. E se qualcuno gli chiedesse con quali soldi, la risposta sarebbe semplice: “i soldi ci sono, basta toglierli ai finanziamenti pubblici ai partiti con effetto retroattivo. Noi sono 3 anni che non prendiamo soldi e ora siamo il primo partito”.

Dal profano al sacro, il passo è breve e tocca al Papa subire l’ironia grilliana: “il Papa ha effettuato due tweet e ha capito che non ci sono più cristiani. Con la tecnologia le persone volevano parlare con il Pastore e lui non ha retto”.

Analisi. E’ indubbia la capacità di Grillo di coinvolgere e far sentir parte di un’unica “comunità”, per usare parole sue, la piazza. Un comunicatore dalla parlantina facile e dalla gestualità marcata, che è con il popolo e per il popolo, in una missione messianica per la salvezza dell’Italia. La piazza s’infervora e ride con lui, si esalta, ma una volta finito l’entusiasmo ciò che resta è un pugno di mosche (o meglio, di domande). La facile demagogia manca di un supporto pratico che la renda reale: tante parole (uno tsunami), tante battute, tante prese in giro, ma poi resta la delusione di quando finisce la magia della chiacchiera. I soldi per le promesse elettorali dove sono? I rimborsi, anche se si potessero prendere quelli degli ultimi vent’anni (2,7 miliardi), non bastano a coprire le spese per tutto. Che novità ci sono nel dire che serve uno Stato informatizzato e semplificato? L’Italia non si cambia solo attraverso le abolizioni (Imu e contributi pubblici, eliminazione province), ma serve un’attenta analisi della situazione, la consapevolezza di dover fare sacrifici; l’attuabilità delle riforme proposte andrebbe vista su campo e non attraverso una visione romantica della politica: abbellire e semplificare la realtà non è la mossa vincente, non basterà uno schiocco di dita per risalire.

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