Elezioni: da Bersani a Grillo il programma dei candidati

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La campagna elettorale sta volgendo a termine, ma tra promesse, dichiarazioni shock, illazioni e show televisivi e non, si rischia di perdere di vista il punto focale: il 24 e 25 febbraio si andrà a votare per dare un nuovo governo all’Italia; la scelta deve essere ben ponderata, oltrepassando facili dichiarazioni e vecchia demagogia da piazza. Quali sono le promesse che i candidati premier rivolgono agli elettori? Quale il loro cocktail per risollevare il Bel Paese?

Bersani e il centrosinistra. La ricetta della sinistra è semplice: credibilità europea attraverso riforme del lavoro, dell’amministrazione finanziaria e attraverso la comunanza d’intenti e di valori; la rivalsa della democrazia e della Costituzione sul populismo con una più netta demarcazione tra i poteri, una più viva partecipazione degli italiani alla vita politica; la battaglia per la dignità e l’autonomia del lavoro, lotta che riguarda tanto i precari, quanto le imprese; rimpadronirsi di un’uguaglianza che è stata messa a dura prova dalla crisi finanziaria, pari opportunità di scelta, formazione e lavoro, a partire dal Mezzogiorno; libertà per i giovani di costruire il proprio futuro e realizzare le proprie vocazioni, attraverso una reale e concreta meritocrazia; il sapere come perno centrale; uno sviluppo sostenibile made in Italy; valorizzazione e difesa dei beni comuni (salute, istruzione, sicurezza, ambiente) con una presa in carico da parte della collettività; centralità dei diritti fondamentali dell’uomo e responsabilità da parte di tutti a far crescere l’Italia. La retorica del programma è indiscutibile, promesse che fan piacere alle orecchie, ma che mai si sono riuscite a realizzare fino in fondo. “Un’Italia giusta”, che spinga in avanti i giovani e dia posto alla meritocrazia, mettendo al centro dei suoi valori, non solo i diritti umani, ma il sapere e il saper fare italiano. Un sogno ad occhi aperti per Bersani?

Lista Civica: un’Italia con Monti. Un programma con pochi ed essenziali punti, che avevano già caratterizzato il governo tecnico di Monti. Si parte, anche qui, con la centralità europea che l’Italia deve acquisire, attraverso un aperto dialogo con l’Europa che riporti il Paese a testa alta nel mondo; la crescita italiana deve avvenire attraverso un risanamento delle finanze pubbliche, eliminando gli sprechi, rendendo agile la  pubblica amministrazione, continuando sulla strada delle liberalizzazioni, allo stesso modo proiettare le imprese sul mercato globale; costruire una un’economia sociale di mercato dinamica e moderna con una riforma delle pensioni, incremento del mercato del lavoro, nel quale avranno ruolo centrale le donne, e aiutare la famiglia in una società che cambia; cambiare mentalità e comportamenti partendo dalle istituzioni, tolleranza zero verso corruzione, sicurezza, criminalità.

Una ricetta che gli italiani hanno già sperimentato sulla loro pelle, e che molti non hanno gradito. Spesso parlare di un’Italia sana è più un deterrente, che un incentivo. Che la mentalità debba davvero cambiare?

Rivoluzione Civile, Ingroia. Perno attorno cui ruota la lista di Ingroia è l’articolo 1 della Costituzione secondo cui il lavoro deve essere al centro delle scelte economiche. Un programma in dieci punti, che si apre ‘sorprendentemente’ parlando d’Europa, sì ad un’Europa dei diritto, ma contro l’oligarchismo economico e finanziario europeo, i poteri finanziari non devono gestire il vecchio continente; legalità e politica antimafia, che abbia come scopo l’eliminazione di questo flagello italiano; una vera laicità dello Stato italiano, che riconosca la possibilità di autodeterminazione dell’individuo, e ne rispetti le scelte, per un’Italia integrata nel rispetto di tutti e nel pieno riconoscimento dei diritti fondamentali; sul fronte lavoro dicono basta al precariato di uomini e donne, un contratto collettivo nazionale e il ripristino dell’art. 18, introduzione di un reddito minimo per i disoccupati; rinascita del Paese attraverso la liberazione delle imprese dal vincolo della burocrazia soffocante; uguaglianza e diritti sociali attraverso l’abolizione dell’IMU e una patrimoniale sulle grandi ricchezze; archiviazione dei progetti TAV, per un maggior rispetto dell’ambiente; si afferma il valore universale della scuola, dell’università e della ricerca, garantendo a tutti pari opportunità di studio e la libertà d’informazione con una riforma democratica dell’informazione e del sistema radiotelevisivo; seguendo lo spirito dell’articolo 11 della Costituzione (l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali) si possano ritirare le truppe italiane impegnate in missioni di guerra: abrogata la riforma Monti delle Forze Armate, vanno tagliate le spese militari a partire dall’acquisto dei cacciabombardieri F35; una nuova politica che si basi sulla moralità: effettiva incandidabilità dei condannati, eliminare i privilegi della politica.

La ‘rivoluzione civile’ ha ben poche novità, son parole già sentite, ancora una volta vince la retorica della politica e non la politica dei fatti concreti.

MoVimento 5 stelle. Il programma dei “grillini” è scarno (per non dire totalmente assente) di spiegazioni, una lista di venti punti “per uscire dal buio”, che lasciano nell’oscurità più completa. Reddito di cittadinanza; misure per il rilancio della piccola e media impresa; leggi anticorruzione; informatizzazione e semplificazione dello Stato; abolizione dei contributi pubblici ai partiti; istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni; referendum propositivo e senza quorum; referendum sulla permanenza nell’euro; obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese; una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti; elezione diretta dei parlamentari alla Camera e al Senato; massimo di due mandati elettivi; legge sul conflitto di interessi; ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica; abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali;  accesso gratuito alla Rete per cittadinanza; abolizione dell’Imu sulla prima casa; non pignorabilità della prima casa; eliminazione delle province; abolizione di Equitalia. Una serie di iniziative che prevedrebbero un’approfondita e dovuta spiegazione, che si spera sopraggiunga il prima possibile.

Fermare il declino, Oscar Giannino. Forse, il candidato premier meno conosciuto, poche comparsate in televisione, poche dichiarazioni, poche proposte shock, eppure anche lui è in lizza. Il suo programma si articola in dieci punti, i quali si basano in particolare sulla diminuzione della pressione fiscale sui cittadini (5 punti in 5 anni) e sul risanamento del debito pubblico, in modo da sgravare il peso dalle spalle degli elettori. Vorrebbe attuare politiche di liberalizzazione, canalizzare le capacità dei giovani attraverso una riforma dell’istruzione; una giustizia (perdonate il gioco di parole) più giusta; un federalismo con ruoli chiari e coerenti.

Berlusconi e il PDL. Il programma in questione è forse il più corposo da analizzare, ventitré punti e molti più sottopunti, elencati in 36 pagine. Istituzioni adeguate e moderne favoriscono lo sviluppo del paese: in primo piano c’è dunque la riforma delle istituzioni e della Costituzione (un must di Berlusconi), la figura del Presidente della Repubblica dovrà essere eletta per voto diretto, più poteri al Governo, dimezzamento dei parlamentari, abolizione delle province. Dimezzamento dei costi della politica:  in primis la necessità di abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Più Europa dei Popoli, meno euro-burocrazia: superare la politica europea di sola austerità, elezione diretta del Parlamento Europeo, e un’Italia unita ai valori internazionali. Per un’Italia federale e unita: attuazione della riforma federale, in particolare vi dovrà essere l’eliminazione degli enti più inutili. Famiglia: è al centro degli intenti del PDL, che promuove la dignità della persona e aiuta la famiglia attraverso l’istituzione di diversi privilegi, tra cui bonus bebè, sgravi fiscali per famiglie numerose, riforma degli asili. Riforma fiscale: eliminazione dell’Imu, no alla patrimoniale, no aumento dell’Iva, diminuzione della pressione fiscale (5 punti in 5 anni). Le banche: favorire un nuovo accesso ai crediti da parte di famiglie, giovani e imprese, irrevocabilità di prestiti e mutui. Dalla parte delle imprese: agevolazione fiscale per l’assunzione di giovani, valorizzazione delle piccole imprese e salvaguardia delle comunità locali, apertura al mercato dei settori chiusi, in particolare quello della scuola, valorizzazione delle giovani imprese e delle libere professioni. Infrastrutture: potenziamento della mobilità urbana, forte detrazione fiscale (fino al 90%) per chi finanzia un progetto infrastrutturale. Turismo: abbassamento dell’Iva per il settore e forte promozione con sgravi fiscali per l’incentivo al turismo. Agricoltura: rimozione dell’Imu sui terreni e fabbricati ad attività agricola, tutela della produzione italiana. Pubblica Amministrazione: in particolare un ritorno alla meritocrazia dell’individuo nella carriera pubblica. Energia: il programma si basa sugli incentivi e sulla prosperità di tutte le fonti di energia rinnovabile. Ambiente: oltre ad una valorizzazione del territorio (un progetto idrogeologico su tutto il territorio), vi è un piano per la valorizzazione (con sgravi fiscali) di parchi e aree protette. Scuola, università e ricerca: ancora una volta si parla di favorire la meritocrazia, attraverso un’autonoma scelta da parte degli istituti dei propri docenti. Favorire un’istruzione egualitaria attraverso sgravi fiscali e borse di studio. Welfare: incentrato sul valore della famiglia e delle imprese, ancora una volta lo sgravo fiscale la fa da padrona, con incentivi così come succede per il punto casa ed edilizia. Agenda digitale 2013-2017: tutto ciò che riguarda la rete e il suo libero accesso (come la diminuzione del digital divide). Giustizia: anche qui ritorna un must del PDL, che dà una stangata alla magistratura cercando di instaurare il “giusto processo”, una velocizzazione dei tempi processuali, minor  tempi per la detenzione preventiva, vera responsabilità civile per i magistrati. Sicurezza: totale contrasto della criminalità, in tutte le sue forme, potenziamento delle forze dell’ordine, un maggiore impegno per il reintegro sociale. Cultura, sport e spettacolo: si cerca una separazione netta tra lo spettacolo e la cultura, i musei dovranno valorizzare “l’esistente invisibile” ovvero “svuotare le cantine”. Grande attacco al debito pubblico: in 5 anni il debito-PIL dovrà essere sotto il 10%.  Piano di attacco alla spesa pubblica eccessiva e improduttiva: si tenterà un risparmio di 16 miliardi all’anno, tagliando quelle che saranno ritenute le spese superflue e dannose.
Un programma indubbiamente ricco, ma non pieno di novità. Andando a confrontare con i propositi fatti per l’anno 2008 si possono notare diversi punti in comune: sviluppo attraverso diversi sgravi fiscali; per le infrastrutture si parlava di un aumento della mobilità urbana e un incentivo per l’energia nucleare, sostenimento della famiglia attraverso riforme e sgravi, tra cui il bonus-bebè. Eliminazione dell’Ici sulla prima casa. Bonus e prestiti d’onore per i giovani che intraprendevano una carriera nelle imprese e nello studio. Più sicurezza cercando di combattere la criminalità e un potenziamento delle forze dell’ordine. Un programma che non è più tanto innovativo.

Differenza dove sei? Programmi elettorali che non si differenziano l’un dall’altro: è difficile scegliere, perché in definitiva scelta non c’è. Chi lo esprime in modo più articolato, chi meno, il rimedio per l’Italia è sempre lo stesso: un tentativo di star dietro l’Europa; visione centrale della famiglia e dei giovani; incentivo per il lavoro e una digitalizzazione delle informazioni e della burocrazia. Perfino Berlusconi e Grillo hanno punti di contatto nei loro programmi, così come con Ingroia e Giannino. Bersani e Monti sono più trasversali, non hanno definito una “tabella di marcia”, ma in definitiva le proposte riprendono quelle degli altri partiti. C’è una certa differenza (liberalizzazioni si, o no) a seconda del ‘credo’ politico, ma la retorica è sempre la stessa. Se di anno in anno le promesse restano sempre le stesse, dov’è la crescita e dov’è il guadagno? Si pensa di avere una scelta, ma è davvero così? Quanti di questi punti verranno rispettati questa ennesima volta?

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