Intervista a Diego Fusaro: “Meglio uscire dall’Europa”

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Diego Fusaro

Un momento difficile per l’Italia. Senza premier ; senza allenatore della Nazionale. Pure il Papa se né andato. L’unico che resiste è il sempreverde Berlusconi. Risultato:lo spread risale e mezzo paese è esodato, Ratzinger compreso.

Quello che viene in mente è che forse è ora di rivalutare le categorie che guidano azione e pensiero. Chiudano pure i battenti dell’Istituto per gli studi filosofici di Napoli, facciano pure il funerale al pensiero critico, eppure la forza di alzare la testa c’è.

Non è choosy. Ed è anche giovane: si chiama Diego Fusaro, fondatore del sito http://www.filosofico.net/ e ricercatore presso l’Università San Raffaele di Milano.

Come è nato il tuo ultimo libro Minima Mercatalia. Filosofia e capitalismo edito da Bompiani?

È nato dall’idea di compiere uno studio sul capitalismo filosoficamente considerato perchéesso non è un fenomeno solo economico ma anzitutto filosofico. La filosofia, come diceva Hegel, deve occuparsi del proprio tempo con il pensiero. L’età di oggi è quella del capitalismo dove tutto è merce; la filosofia, per essere tale non può non occuparsene abdicando al proprio compito.

Nel libro esiste una periodizzazione filosofica del capitalismo. Quali sono le caratteristiche che  delineano le tre fasi che descrivi?

La prima fase è quella del capitalismo nascente, che produce un soggetto astratto, formale, senza comunità e che sul piano delle produzioni simboliche pone in essere una filosofia conforme al capitalismo. Questa, sulla scia che va da Cartesio a Kant, pensa il soggetto e l’oggetto in contrasto tra loroimponendo al primo di esprimere l’altrocome dato che non può essere trasformato ma solo rispecchiato. La domanda fondamentale della teoria della conoscenza quindi diventa: “Come posso conoscere il mondo?”, e non “come posso trasformarlo”.

Nella seconda fase si crea una contraddizione di due fattori: le lotte proletarie per il riconoscimento del lavoro servile e la coscienza infelice borghese, cioè la coscienza della contraddizione che nasce dal fatto che la borghesia si trova di fronte al suo risultato antitetico: un Gestell, un impianto anonimo che crea arricchimento a scapito della vita umana e che invece di emancipare produce un’alienazione non conciliabile con quell’ ideale di emancipazione universale dell’illuminismo di cui essa stessa si fa portavoce. Per capirci, borghesi anticapitalisti  erano Marx, Hegel, Fichte, mentre oggi Steve Jobs e Berlusconi sono capitalisti non borghesi.

Perché Berlusconi è un capitalista non borghese?

Perché non ha quei valori della cultura borghese che aveva Goethe o Schiller, è un personaggio totalmente affine alle logiche della produzione capitalistica che difende totalmente perché non ne avverte nemmeno la contraddizione.

“Cosa ha portato alla bandiera rossa quelli che non ne avevano bisogno?” E. Bloch.

E la terza fase?

Nella terza fase il capitalismo è assoluto. In primo luogo esso è pienamente realizzato e speculativo perché si rispecchia ovunque attraverso quella forma-merce che ha colonizzato tutti gli aspetti della vita. Ed  in secondo luogo è ab-solutus, cioè sciolto da ogni vincolo borghese. Gli alti paradigmi morali e religiosi della vecchia classe vengono spazzati via attraverso due date che considero fondamentali: il‘68 e l’ 89. Furono momenti di emancipazione non dal capitalismo ma del capitalismo stesso. Il ‘68 favori  l’imporsi di un capitalismo non più borghese: il suo principio, cioè “non c’è autorità” è il principio stesso della merce.

“… Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte

coi poliziotti,

io simpatizzavo coi poliziotti!

Perché i poliziotti sono figli di poveri.

Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.” P.P. Pasolini, Il Pci ai giovani

Quale è il tratto che contraddistingue gli intellettuali di oggi?Possono opporsi a questo sistema?

Io condivido la tesi di Bauman sulla decadenza degli intellettuali; se prima erano un ceto sociale che ha svolto la funzione di rivendicazione culturale di prese di posizione politiche, oggi sono “organici al capitale” come avrebbe detto Gramsci. Anche coloro che criticano il capitalismo, lo criticano sempre per renderlo in realtà innocuo: lo criticano, dicendolo però allo stesso tempo intrasformabile. La loro è una critica addomesticata. Io rigetto la categoria di intellettuale nel senso moderno.

Esiste secondo te un modo per porre in discussione il sistema capitalistico della forma-merce?

Viviamo nell’imperativo religioso del “non avrai altra società all’infuori di questa”. La mia proposta di trasformazione muove da quella che io chiamo ri-dialettizzazione dello speculativo, cioè del tornare alla fase di un conflitto sia ideale che reale.

Impiegando anche nuovi mezzi come Internet?

Ogni forma va bene a patto che assuma come presupposto la trasformazione possibile, che sia rivoluzionaria.

Nella politica italiana chi potrebbe in queste elezioni farsi carico delle nuove istanze che descrivi?

Secondo me nessuno, anche se all’ interno di questo paradigma dobbiamo porre una gradualità; come dicevano gli Stoici, non conta avere la testa sott’acqua di un metro o di duemila metri: si affoga ugualmente. Il nemico numero uno è la coppia Bersani-Monti. Monti è indecentemente organico al capitale, è l’ esempio lampante di una teologia economica della disuguaglianza sociale; è stato messo li con una giunta militare di tipo economico, ce l’hanno imposto ed il suo scopo è la liberalizzazione selvaggia del mondo in base al refrain “ce lo chiede l’Europa” che si ripete continuamente. Io credo che se bisogna togliere il welfare state, la sanità pubblica, la scuola in suo nome, allora sia meglio uscire dall’Europa e tenere le cose irrinunciabili.

E Bersani?

Bersani qualche settimana fa fece un annuncio terribile dicendo che i mercati non hanno nulla da temere dal Pd. Egli incarna la riconversione del vecchio partito comunista in una forza organica al capitale. Il serpentone metamorfico Pci-Ds-Pd è l’esempio di un piano inclinato che porta davalori nobili come la ricerca di un bene comune, l’anticapitalismo e il comunismo, all’odierna  globalizzazione selvaggia. Da figure nobili come Gramsci e Togliatti si è passati alla degenerazione con personaggi degni più di pena che di orrore come D’Alema, Vladimir Luxuria e Nichi Vendola.

E quindi torniamo allo stato nazionale?

Il solo ruolo per contrastare il monoteismo del mercato, cioè i mercati transnazionali che destrutturano ogni forza politica è quello di fare affidamento su quella forza pubblica in grado di contrastare l’economia globale. Non intendo il ritorno agli stati fascisti, ma al primato della politica sull’economia. Faccio l’esempio della Omsa. Uno stato rispettabile non avrebbe permesso che si spostasse la fabbrica in Serbia lasciando a casa le sue lavoratrici.

Quale è il nuovo ruolo del filosofo?

Smascherare la falsità organizzata, mostrare come siamo nella caverna platonica, vediamo ombre e le scambiamo per la realtà. Deve proporre il rifiuto totale di ciò che siamo e la proposta di un’ulteriorità nobilitante, qualcosa che vada oltre l’odierna miseria dove siamo proiettati. Una filosofia che non proponga un esodo da questa situazione è una filosofia asservita.

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Noemi Debbi

Informazioni su Noemi Debbi

Nata, cresciuta e pasciuta. Diplomatasi al liceo classico, con tante domande si iscrive a Filosofia per avere risposte. Ottiene in cambio ulteriori domande, così decide di prendere la realtà per il bavero e di ottenerle con la forza. E' iperattiva, si interessa di filosofia del linguaggio, di filosofia politica, e di comunicazione politica. Ama il teatro per essere uno specchio, un passaggio verso un'altra realtà in cui può purificarsi . La frase che meglio la rappresenta è " Nuvole sparse qua e là, bel tempo altrove. Serena, variabile".
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