Berlusconi, dai comunisti all’Imu: 18 anni di parole

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Silvio Berlusconi, la “mitragliata” di promesse

Sono 18 anni che imperversa sui media e 18 anni che le sue dichiarazioni fanno scalpore, per comicità, indignazione, o inappropiatezza, tanto da essersi guadagnato l’entrata di diritto nei dizionari italiani con un neologismo coniato su misura. “Per berlusconata si intende un atto, un comportamento o un’affermazione inopportuna, a sproposito, inadatta al momento e al contesto, una gaffe che dà luogo a una situazione imbarazzante, una figuraccia di fronte all’opinione pubblica. Il termine nasce come definizione di alcune affermazioni fraintendibili, inappropriate o “politicamente scorrette” fatte da Berlusconi di fronte alla stampa internazionale”. Una rassegna delle migliori frasi e delle migliori gaffe (a detta dell’autrice) dal 1994 ad oggi. Quando ha promesso la restituzione dell’Imu versata nel 2012, contestualmente alla cancellazione dell’imposta.

I “nemici” di sinistra… Sono sempre in agguato e pronti a colpirlo alle spalle, le maldicenze la loro arma peggiore. Eppure Berlusconi è tranquillo, lui non può essere accomunato loro: “Io invito tutti a tirar fuori soltanto una mia frase insultante nei rispetti dell’opposizione. Io rispetto tutti e pretendo rispetto”.

La sfida è accettata, e in fondo facilmente vinta. “Veltroni è un coglione”; “Per Prodi si è usata la stessa tecnica di Lenin e Stalin. Quella dell’utile idiota: si prende una persona, la si mette lì e ci si nasconde dietro”; “Chi salvo fra Dini, D’Alema, Prodi, Veltroni e Bertinotti? Li butto tutti dalla torre e poi chiedo il Nobel per la pace”; “Se la sinistra andasse al governo il risultato sarebbe miseria, terrore e morte, come accade in tutti i posti dove governa il comunismo”; non manca la più recente “Stanotte ho avuto un incubo. Mi sono svegliato gridando. Ho sognato un governo con ancora Monti presidente del consiglio e c’era, mi lasci ricordare, Ingroia alla giustizia, c’era Di Pietro alla cultura, c’era… aspetti, aspetti… ah no, Fini aveva le fogne, poi c’era quello del SEL, come si chiama?… alla famiglia, e poi chi c’era ancora?… beh, non le dico cosa faceva la Bindi”.

…e i “nemici” magistrati. La storia si ripete, Berlusconi è certo della sua integrità morale: “Io non ho mai attaccato i giudici, anzi è il contrario”. Eppure le prove sono ancora una volta contro di lui, per la serie verba volant, scripta manent.

Si parte da una frase passata in sordina come “Il pubblico accusatore dovrebbe essere sottoposto periodicamente a esami che ne attestino la sanità mentale”; a una più conosciuta “Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perché lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana.”; “La magistratura è una malattia della nostra democrazia”; “Quando il Parlamento discute una legge, la approva e se non piace ai magistrati di sinistra, la impugnano davanti alla Consulta che è costituita in prevalenza da giudici che provengono dalla sinistra e dunque le abroga anche se sono leggi giuste e giustissime.”; non ultima l’accusa alla magistratura femminile “Soldi a Veronica? Decisi da tre magistrate femministe e comuniste“.

Odi et amo, alleato. Il rapporto tra Berlusconi e i suoi alleati, in particolare Bossi non è sempre stato rose e fiori, purtroppo ogni rapporto ha le sue spine. Specialmente nel 1994 l’opinione che il Cavaliere aveva del suo fidato scudiero non era elevata: “Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo“; le parole sono aspre e dure “Non sosterrò mai più un governo che conti su Bossi come sostegno. È una persona totalmente inaffidabile.”. Il tempo li ha poi portati a più miti consigli, si fa di necessità virtù : “Bossi è un uomo coriaceo, come sanno tutti, ma è sempre stato un realista: senza il suo realismo il Polo delle libertà non sarebbe mai nato”.

I “miti” di Berlusconi. Negli anni il Cavaliere si è lasciato più volte andare ad apprezzamenti riguardo leader passati e presenti, che hanno lasciato a bocca aperta.”Sto leggendo, tra l’altro, i diari di Mussolini e le lettere della Petacci e devo dire che mi ci ritrovo in molte situazioni”; “Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino”; “Non mi è passato neanche per l’anticamera del cervello di paragonarlo a Mussolini… Mussolini è stato un protagonista della storia, Prodi invece è una comparsa della cronaca”; dalle cronache degli ultimi giorni: “Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene“. Non si sono risparmiati commenti anche su leader stranieri, quali Putin, Mubarak , Gheddafi. “Medvedev e Putin sono un dono di Dio per il vostro Paese”; “Io sono legato da amicizia vera con il presidente egiziano Mubarak, con il presidente libico Gheddafi e con il presidente della Tunisia Ben Ali”; “Un presidente come Mubarak, che tutto l’Occidente, Stati Uniti in testa, ha sempre considerato come uomo saggio e punto di riferimento preciso per tutto il Medio Oriente”.

Le gag volute e non volute. “Non è vero che io racconto barzellette, anzi disistimo chi lo fa”. L’affermazione fa nascere un immediato sorriso, Berlusconi è famoso in Italia e all’estero per lo spirito goliardico con cui affronta ogni tipo di situazione (anche le meno opportune). Chi non ricorda le corna alla foto del vertice UE, o il segno della mitraglietta contro una giornalista russa. E’ spontaneo. A volte le battute son volute: “Ho scoperto che cos’è il punto G delle donne… È l’ultima lettera di shopping”; “Ho detto al Presidente [Medvedev] che Obama ha tutto per poter andare d’accordo con lui: perché è giovane, è bello e anche abbronzato“; “Hanno fatto una prova anche su di me, sulla mia funzionalità cerebrale e fisica e hanno deciso che sono un miracolo che cammina.”. A volte no, e il sorriso nasce retrospettivamente: “Fidatevi di me. Lasciatemi lavorare e vedrete che i risultati arriveranno”; “Dire che io utilizzo la mia posizione di leader politico per interessi personali è negare il disinteresse e la generosità che mi appartengono”; “Non è la par condicio che mi fa venire l’orticaria, ma sono quelli che spadroneggiano sui mezzi di informazione“; “Smettiamola di preoccuparci così tanto per l’economia: abbiamo un sommerso del 40%, ma vi sembra che la nostra economia non tenga? Ma andiamo…”; “Non ho mai fatto affari con la politica, anzi ci ho perso e basta”; “Andare in tv non mi piace, semplicemente lo odio“; “Saremo rimpianti, saremo ricordati come il migliore governo della Repubblica”.

Finita la carrellata di citazioni è bene concludere con ciò che ha dato inizio alla parabola (ancora non finita) di Silvio Berlusconi: “Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare.”.

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