Oltre il Brillo Box, come cambia l’arte

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La copertina del libro

Il titolo di questo libro, “Oltre il Brillo Box”, fa riferimento al periodo post storico dell’arte. Il Minimalismo, la Pop Art e il Brillo Box di Warhol ci hanno portato in un epoca in cui l’unica verità storica oggettiva è quella del pluralismo. La fine della storia dell’arte, non riguarda la fine dell’arte, ma coincide con la fine dell’idea stessa di una direzione storicamente corretta. Non c’è più un unica narrazione storica. Nel 1913 gli artisti potevano scegliere tra diverse direzioni: impressionismo, espressionismo, cubismo, futurismo, ma solo una di queste era valida. Nel 1981, quando il pluralismo venne accettato, tutte le opzioni divennero valide allo stesso modo. L’artista finalmente poteva essere un giorno cubista, un altro giorno futurista o espressionista, senza rimpiangere nulla.

In queste pagine, scritto da Arthur Danto a cura di Manrica Rotili, uno dei tanti temi trattati, è la teoria Istituzionale. Secondo questa teoria è arte tutto ciò che il mondo dell’arte dichiari tale.

Ma cos’è il mondo dell’arte? Su quali basi sono scelti collezionisti, critici, curatori? In base a cosa esprimono i loro pareri?  Danto principalmente è per una teoria Cognitiva, cioè devono esserci delle ragioni per cui un opera d’arte deve essere dichiarata tale.

Quindi come si distingue un opera d’arte da artefatto?

La differenza sta nel significato che incarna l’opera; la forma degli artefatti è data dalla funzione, la forma dell’opera d’arte è data dal contenuto. Occorre quindi capire la natura filosofica dell’arte, come un se avessimo un settimo senso.

Consiste proprio in questo la differenza tra il Brillo box di Warhol e gli altri brillo box dei supermercati. Lo scopo di Warhol era quello di mettere in atto una trasfigurazione del banale, è un commento sul mondo consumistico degli anni 60, è l’espressione di un periodo culturale.

Il primo autore della scatola brillo box fu James Harvey, ma non ebbe successo proprio perché lo fece per puro design, a differenza di Warhol che incarnò un significato ben preciso nella sua opera.

Questo testo contiene 12 capitoli che mostrano come dagli anni ’60 in poi l’arte, da misteriosa e distante, è divenuta sempre più vicina al popolo, fino al punto che è cambiato anche il tipo di Museo. Oggi i musei e  l’arte sono uniti al cibo, all’acquisto di souvenir.. il museo non è più un tempio, un luogo chiuso, ma aperto in cui l’esterno tende ad arricchire l’interno. E’ allo stesso livello delle persone, quindi l’arte scende dal suo piedistallo. Danto parla infatti di Disneyzzazione dei musei e descrive il Museo dei musei, (il museo ideale), secondo la sua visione.

Mette a confronto le opere di diversi autori e diversi tipi di arte, orientale, occidentale, la scoperta della scultura africana, Picasso,  Castle, Tansey, Jeff Wall, Oldenburg, Lichtenstein, Ni-Tsan e molti altri. Un libro molto interessante e istruttivo per coloro che amano l’arte e non solo.

ipse dixit

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