Campagna elettorale: i manifesti del Pd con “l’Italia giusta”

Niente effetti speciali, niente slogan seducenti. La comunicazione del Pd per la campagna elettorale è incentrata su un concetto-base: la semplicità. Una strategia in linea con l’immagine del candidato Pier Luigi Bersani. Un leader che ha basato la crescita di consensi, evidenziata dalla vittoria alle primarie, puntando sulla franchezza e sul comportamento spontaneo. Proprio per tale motivo ha promesso la “verità” come perno della sua campagna. I manifesti apparsi da qualche giorno nelle città e sul web sono una conferma delle sue intenzioni: messaggi comuni senza lustrini e paillettes. Un capovolgimento dei canoni di comunicazione dell’era berlusconiana.

Analisi. I banner presentano il volto di Bersani con uno sfondo grigio. Una scelta cromatica che richiama la serietà del momento storico. Niente colori vivaci, ma un sobrio (a tratti quasi triste) grigio. Al fianco del “faccione” del leader campeggia lo slogan L’Italia Giusta. Anche in questo caso le parole sono caratterizzate dalla semplicità, evocando la scelta “giusta” rispetto alla concorrenza ma soprattutto la volontà di veicolare il progetto di giustizia sociale che muove la candidatura di Bersani. Un doppio valore semantico che rifugge dal tentativo di promesse mirabolanti. Ma basta l’aggettivo “giusta” per connotare il progetto del Partito democratico.

Senza nome. Il resto del manifesto chiede di votare Pd. Il simbolo è collocato su un piccolo spazio rosso, unico elemento vivace, utilizzato per dare risalto al logo su cui l’elettore dovrà mettere la crocetta. Inoltre, come ha sempre promesso il segretario, nel simbolo manca il nome del leader. Si tratta di un’altra scelta in netta controtendenza rispetto alla personalizzazione estrema che ha contraddistinto la politica negli ultimi decenni e che in parte prosegue con la candidatura di personaggi carismatici come Monti (con la sua Scelta Civica) e Ingroia (con i suoi Rivoluzionari).

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI