L’anno che verrà – la guerra di recessione

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O dentro o fuori: come una finale di Champions League non ci saranno appelli. Il 2013 sarà l’anno decisivo per uscire dalla crisi economica. Quindi o si realizzerà la catastrofe definitiva oppure si avvierà un lento processo di miglioramento. In entrambi i casi, i brindisi della Notte di San Silvestro conterranno l’amaro sapore di ulteriori sacrifici. Al di là della tradizionale festa di fine anno, è impossibile immaginare che i prossimi mesi possano essere interlocutori; così come è impossibile pensare che al termine di una finale di Coppa non ci sia un vincitore.

Peraltro non bisogna commettere l’errore di credere che l’inizio di una (eventuale) ripresa significhi che il mondo tornerà come prima con sprechi a piene mani, archiviando gli anni di crisi come una dolorosa parentesi. Insomma, deve essere spazzata via la convinzione che l’economia possa proseguire con i vecchi parametri quando (e se) sull’economia farà capolino un pallido sole.

La “guerra di recessione” è una rottura dal modello sinora conosciuto ed è un evento che, come qualsiasi guerra, è maturato al culmine di un pendio lungo il quale sono stati ignorati i segnali di pericolo. L’esplosione è stata l’apice di un cammino cominciato, in realtà, nell’era in cui il Mito della Crescita Inarrestabile aveva pervaso il sistema sociale. Solo pochi “eretici”, bollati con epiteti vari o messi nel recinto dei “comunisti”, avevano capito che la situazione non poteva proseguire in quel modo.

Il primo insegnamento da trarre è che l’economia non può basarsi su bolle di sapone che danno una sensazione di finto benessere. È più opportuno arricchirsi di meno, ma senza un’economia drogata, che arraffare una prosperità destinata a bucarsi come un palloncino, lasciando voragini sociali. Nel 2013, il compito principale della politica (e della classe dirigente in generale) è di non far finire interi Paesi nel precipizio della povertà. Ma per gli anni successivi la missione sarà di non cedere alle lusinghe di una crescita insostenibile per il sistema occidentale. Ma soprattutto per il pianeta.

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