L’anno che verrà – di tutto niente

Ogni anno cerco di misurarmi con la difficile arte riservata agli indovini: predire il futuro. Per farlo, ogni anno mi metto a riflettere sulla previsione dell’anno precedente, clamorosamente smentita dai fatti, e cerco di trovare delle spiegazioni accettabili per giustifcare la predizione farlocca.

Negli ultimi anni mi ero assuefatto ad un inspiegabile ottimismo. Forse turbato dal clima natalizio, mi rivolgevo al futuro con la speranza ingenua di vedere una novità all’orizzonte, un cambio di passo, una svolta felice. E invece niente. Ma proprio niente.

E forse è un bene. Perché la vera novità di quest’anno non ha niente a che fare con il “nuovo”, semmai ha a che fare con il vecchio. Con la politica fatta con le parole, con le idee e con i problemi veri. Quelli che non fanno dormire la notte, per esempio. Perché, magari, domani è già la fine del mese e io precario, io disoccupato, io con tre figli e io studente non avrò altro pensiero che cercare di trovare i soldi per me, per la mia famiglia, per il mio futuro.

Buonismo e banalità? Sì, a palate. E sono certo pure che il prossimo anno, a dicembre, avrò modo di smentirmi. Ma non corro il rischio, tranquilli. Perché stavolta, la mia, non è una previsione. È una speranza.

Giacomo Rossi

Informazioni su Giacomo Rossi

Ha i suoi principi. Non ha mai venduto armi, droga o cibi dietetici. In compenso si occupa di comunicazione. E questo non lo fa sentire meno colpevole. Twitter: @instagiac