Cosa ha fatto il governo Monti tra riforme e proteste

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Mario Monti

Il 13 novembre 2011 Mario Monti viene chiamato dal Colle per prendere in mano il governo: la situazione sembra disperata, l’Italia deve rispondere prontamente alle richieste di un’Europa sempre più pressante e al tempo stesso fronteggiare la dura crisi in cui versa tutto il mondo. Il Professore, così chiamato per la carica di rettore alla Bocconi, si prefigge di ridare credibilità ad un’Italia che sembra essere diventata inaffidabile a livello internazionale; per far questo apre il dialogo con l’Europa,  una delle costanti nell’impegno del premier, e pochi giorni dopo il suo insediamento vola a Bruxelles per incontrare i vertici dell’Ue, poi a Strasburgo per incontrare i due principali partner europei, l’ex  presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel. E’ lei a definire “impressionanti” le riforme lanciate dal governo tecnico.

Il decreto “Salva-Italia”. E’ a dicembre, dopo diciassette giorni dall’insediamento del governo, che viene presentato il decreto ‘lacrime e sangue’ per salvare l’Italia; lo stesso Monti si rende conto che i sacrifici a cui dovranno sottostare gli italiani sono tanti, anche se necessari, ma la situazione economica è vicina al baratro. L’effetto che dovrà sortire la manovra è un netto di 20,1 miliardi nel 2012, 21,3 miliardi nel 2013 e 21,4 miliardi nel 2014. Le novità sono tante e lasciano di stucco la nazione:  sul versante della spesa, il piatto forte è la riforma delle pensioni, mentre sul versante delle entrate, viene introdotta la tassa sui beni di lusso, messo a punto l’aumento dell’Iva, e per combattere l’evasione l’obbligo di tracciabilità del contante scende da 2.500 a 1.000 euro.

IMU. Viene reintrodotta la temutissima tassa sulle abitazioni, anche sulla prima casa al posto della vecchia Ici. Gli italiani sussultano, ma non c’è scelta, Monti stesso afferma:  “Questo è il momento in cui il Capo dello Stato e il Parlamento hanno chiesto a questo governo di aiutare a salvare l’Italia e a sviluppare l’Italia. Nel prendere questi provvedimenti abbiamo però tenuto molto presente la necessità di creare al tempo stesso le condizioni per la crescita dell’Italia”. Nasce la polemica sull’esenzione degli immobili della Chiesa, ma a fuochi spenti Monti annuncia che la tassa verrà introdotta anche su scuole, cliniche e alberghi appartenenti agli enti religiosi. Saranno esenti solo gli edifici non commerciali: chiese, parrocchie, sedi Caritas, oratori, mense per i poveri. In Europa, dove l’imposta sulla prima casa è da tempo in vigore, la notizia è stata accolta con un plauso.

Il decreto “Cresci-Italia”. Arriva a gennaio assieme al decreto sulle semplificazioni, perché non basta solo un’austera rigidità, ma serve anche la crescita economica, un concetto caro a Monti e più volte ribadito davanti agli alleati europei. Un’azione sviluppata su binari paralleli, con l’approvazione, sul fronte interno, della riforma del lavoro, dei provvedimenti per tagliare le spesa pubblica in eccesso, di nuovi interventi volti alla crescita e allo sviluppo, velocizzando al massimo l’iter parlamentare con il ricorso al voto di fiducia. Sono riforme che “non fanno molto uso di denaro pubblico ma fanno molto uso di equità come leva”. Arrivano le liberalizzazioni che puntano ad aprire i mercati del gas, dell’energia elettrica, delle assicurazioni, delle banche, di ferrovie, autostrade e taxi; ad abbattere le barriere d’ingresso alle professioni di avvocati, notai, farmacie. Con le riforme arrivano le proteste, scioperano farmacisti, camionisti, taxisti.

Ultimi giorni di governo. L’ultimo mese ha visto una dura rappresaglia contro Mario Monti e il suo operato, che ha portato alle dimissioni del premier e alle elezioni anticipate al 24 febbraio 2013. In  questi difficili giorni di governo tecnico, oltre all’approvazione del ddl anti-corruzione, completato con il varo definitivo del decreto sull’incandidabilità dei condannati, ha portato a termine l’ultimo “attacco” con la legge sulla stabilità: dal 2013 calo dell’imposta sul reddito per le aliquote più basse, aumento di un punto percentuale sull’Iva e scatta la revisione retroattiva delle deduzioni fiscali, ossia già a partire dai redditi del 2012.

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