Internet, l’allarme privacy dopo i suicidi

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Oggi i casi di diffamazione in Internet sono molto diffusi. Il web è diventato un potentissimo strumento ma non è il regno dell’anarchia. Anche qui esistono delle regole ed è valida anche in Rete la diffamazione con la differenza che qui vi resta a vita. Quante donne sono state rovinate dagli ex fidanzati per aver diffuso un video? Quante persone sono state rovinate dalla circolazione di foto?

Sono stati registrati molti casi di suicidio a causa di queste umiliazioni che portano le vittime a non avere più il coraggio di camminare a testa alta, guardare i propri familiari o i propri amici. Il quadro che ne consegue è chiaro: Internet non è un gioco, bisogna dominarlo non farsi dominare, senza essere trascinati troppo da questo mondo virtuale, dalle immagini, dalle apparenze. Casi sempre più numerosi dimostrano però come alcuni individui intendono solo rovinare, sgretolare, uccidere tramite web solo per il gusto di vendetta o di piacere nel vedere persone essere derise e di conseguenza vedere l’identità di una persona cadere a pezzi. La rete è un mezzo potente e se non viene utilizzato nella maniera più sana possono avvenire casi estremi, vere e proprie tragedie, come è avvenuto in Giappone e in altri paesi orientali dove si sono verificati casi di suicido organizzati in Rete, ma anche negli Stati Uniti, Germania, Svezia, Norvegia.

Ragazzi che mettono annunci e si cercano per organizzare suicidi di massa: delusione d’amore, licenziamento, crisi economica, diffamazione, persone che muoiono per un pettegolezzo lanciato sul web. Molteplici motivi che spingono i ragazzi, e non solo, alla morte. Questi delitti ci riguardano più di quanto pensiamo. Da tempo ormai la comunità scientifica si sta occupando di quella branca della criminologia che studia e definisce le forme di reato legate alla tecnologia digitale. La diffamazione in diritto penale italiano è il delitto previsto dall’ art. 595 del codice penale secondo cui: “chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno con la multa fino a euro 1032. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione  fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065”.

L’offesa può avvenire anche attraverso stampa, pubblicità, atto pubblico, ma se avviene in Rete non c’è nulla che può cambiarla. L’implementazione della tecnologia ha portato a molti progressi ma può essere distruttiva, occorre quindi utilizzare la rete con intelligenza, maturità, ma soprattutto rispetto. Il concetto di privacy ha assunto un significato diverso nel corso del tempo. Oggi siamo come un corpo elettronico, un insieme di dati, che ha bisogno di protezione.

Secondo il concetto di Goffman la faccia è un elemento fondamentale non dobbiamo perderla. Esiste una scena e un retroscena è pericoloso che altri individui sfruttino a loro piacimento il nostro retroscena.

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