L’onda: la storia non è un gioco

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La copertina del libro

di Jennifer Toppi

L’onda è liberamente tratto da un articolo di Ron Jones apparso nei primi anni ’70 in Whole Earth Catalogue. A dire la verità, mi sono sempre chiesto se l’esperimento di ‘vita reale’ condotto dal signor Jones con la sua classe avesse avuto davvero gli effetti raccontati nell’articolo. Ma sono fermamente convinto che il punto non sia se quegli eventi sono veri oppure no”.

Todd Strasser, autore dell’Onda, scrive questo nella copertina del libro, come a farci intendere che quest’opera è la conferma che la storia, anche nei suoi episodi più crudeli, può ripetersi in qualsiasi momento. Lo spunto deriva da un episodio del 1967, quando, in una scuola di Palo Alto, il professore di storia Ron Jones decide di fare un esperimento sociale sulla sua classe.

Dopo un documentario sulle terribili pene inflitte agli ebrei dai nazisti, gli studenti si chiedono come sia possibile che possa essere accaduto tutto ciò sotto gli occhi di tutti. I nazisti erano la minoranza, eppure erano riusciti a trascinare un’intera nazione nel folle disegno di Hitler. Inizia così il suo esperimento di obbedienza cieca per spiegare la genesi del nazismo, una trentina di studenti sono obbligati alla disciplina, all’uniforme e anche ad un gesto di riconoscimento: l’Onda. Sarebbe dovuto durare un giorno, ma in meno di una settimana, l’Onda travolse l’intera scuola, gli studenti non aderenti finirono per essere picchiati ed esclusi. Il quinto giorno il professore si trovò costretto a sospendere la prova e a dimostrare come ancora, al giorno d’oggi, è facile istituire un regime dove ci si annulli.

Il libro di Strasser racconta, con la stessa aderenza storica, ciò che è realmente accaduto. Troviamo lo studio psicologico dei singoli studenti, perché ognuno a suo modo reagisce in maniera diversa. C’è chi si immedesima nel movimento perché fin ora escluso, chi invece, sentendosi parte di un gruppo, non sente più competizione. Tutti risultano uguali tra loro e si annullano le differenze sociali e scolastiche che legavano i ragazzi in precedenza. C’è anche chi rimane sbalordito da come le persone si siano annullate nell’Onda e per questo ne esce, cerca in tutti i modi di far capire agli altri che la situazione è sfuggita di mano e non si tratta più di un semplice esperimento scolastico, ma tutto è diventato realtà. Tra questi c’è Laurie, una studentessa modello che si accorge di quanto l’Onda avesse travolto tutto facendo leva sulla psicologia dei singoli. La madre di Laurie, preoccupata dal movimento, le dice:

“Laurie, se studi le tipologie di persone che aderiscono alle sette, si tratta quasi sempre di gente insoddisfatta di sé e della propria vita. Guardano alla setta come a un’occasione per cambiare o per ricominciare da capo, o per rinascere, letteralmente”.

Perché l’onda come simbolo? Il professore non lo aveva scelto a caso, anche dietro a questo c’era qualcosa di logico: “Un’onda è un esempio di qualcosa che cambia. Possiede movimento, direzione, forza d’urto. D’ora in poi la nostra comunità, il nostro movimento sarà conosciuto come l’Onda”. Un racconto incalzante, pungente e una denuncia ad una verità inoppugnabile: spesso la cosa più condivisa non è sempre la più giusta.

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