Governo verso le dimissioni: le tappe dei tecnici e il loro futuro

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Mario Monti

9 Novembre 2011: Giorgio Napolitano nomina Mario Monti senatore a vita. Lo spread è a 578 punti, record storico per il belpaese. “Uno spread come quello che avevamo prima, a 570 punti, significava non avere conti pubblici sostenibili, avere banche non in grado di finanziarsi e quindi un credit crunch totale”, commentava il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Così aveva iniziato a sorgere dalle ceneri del governo Berlusconi il governo tecnico di Monti.

13 Novembre 2011: Giorgio Napolitano affida al Professore l’incarico di formare un nuovo governo; lui fa un po’ il prezioso ma alla fine il 16 Novembre scioglie la riserva proponendo la lista dei ministri per la nomina. Nel pomeriggio giura presso il Quirinale, il giorno dopo ottiene la fiducia al Senato e successivamente alla Camera. Nella storia della Repubblica italiana questa è la fiducia più alta mai registrata; l’unica, risibile riserva proviene dalle fila della secessione leghista.

Età media dei ministri: 63 anni, un governo un po’ vecchiotto rispetto al precedente ma forse più saggio. La presenza femminile si concentra in ruoli di peso. Anna Maria Cancellieri alla guida del Viminale, Paola Severino, prima donna nella storia della Repubblica italiana a diventare ministro della Giustizia e Elsa Fornero che si insedia al Ministero del Lavoro delle Politiche Sociali e delle Pari Opportunità, probabilmente ruolo più arduo data la situazione penosa in cui versa l’Italia.

Festeggia il Belpaese intero e l’Europa. “Le persone giuste al momento giusto”, commentava così l’insediamento di Monti al governo il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Rutelli affida il suo pensiero a Twitter: “Con la nascita del governo Monti inizia una nuova epoca politica. È un governo di ottimo profilo, le competenze sono molto qualificate”. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, gaudente per la sconfitta del suo ex alleato giura fedeltà al nuovo premier e all’indiscusso valore e competenza del suo seguito. Vendola come sempre fuori dal coro, accoglie Monti con qualche riserva: certamente “si presenta un nuovo palcoscenico della politica bonificato dagli eccessi dell’avanspettacolo berlusconiano”, ma lo spettro del Cavaliere è ancora dietro la porta. La Meloni che ormai ha essenzializzato il ministero della Gioventù rivendica il bisogno di giovani personalità per “la difficile vita del paese”. Addirittura Brignano per un momento saltella leggiadro dal palco del teatro a quello della politica esternando sul nuovo premier ciò che non diceva nessuno ma a tutti era palese: “Puntiglioso, decisionista, insuperabile in italiano, storia e geografia, non si trucca, non ha i tacchi, va a dormire presto la sera, non va alle feste delle diciottenni, non è un giocherellone”.

E così festeggia anche l’austera Merkel e il mondo intero (tranne Putin).

Un governo che insomma appena formato già presenta qualcosa di speciale, e che inizia subito le riforme. Il 4 dicembre la manovra fiscale anticrisi sul bilancio pubblico, la previdenza e lo sviluppo. Il 20 maggio viene presentata la riforma del lavoro che prevede l’intervento sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Il 9 maggio è inaugurata la revisione della spesa pubblica, e poi le liberalizzazioni sulle farmacie, sull’autonomia dei distributori petroliferi dalle compagnie, la concorrenza nei mercati dell’energia, le nuove norme per le assicurazioni e le banche. Durante il vertice europeo del 28/29 giugno si adotta lo scudo anti-spread che prevede l’intervento dell’European Financial Stability per monitorare le oscillazioni economiche degli stati membri. Il 31 ottobre è approvata la riforma generale delle province.

L’Italia riacquista la dignità e lo spread scende considerevolmente, le riforme si fanno, ed è vero, pesano sugli italiani come la reintroduzione dell’ IMU – ex ICI che Berlusconi per sfacciato populismo, stando almeno alle parole di Casini, aveva tolto- , ma nel 2013 si prospetta la ricrescita, coraggio italiani.

Se non che, lo spettro che temeva tanto Vendola, si manifesta prima sotto forma di Alfano che sfiducia di fatto il premier durante la votazione del decreto legge per lo sviluppo e quello per i costi della politica.

E siamo ancora nel caos. Una sola settimana, una sola affermazione di Silvio Berlusconi deciso a ributtarsi nel marasma politico e il governo cade. Un governo debole? Da una parte sì visto che non era stato legittimato “dal popolo” e doveva guadagnarsi la maggioranza scendendo a patti con i partiti, da una parte no perché stava lavorando bene.

Prospettive post-montiane: a questo punto emerge una grande contraddizione: prima il Cavaliere getta in crisi il governo accusando Monti di essere “l’emissario dell’ Europa Germanocentrica”, poi però si presenta a Bruxelles, e quando al summit del Ppe vede invitato Monti con il silenzioso beneplacito dei presenti, lo candida a nuovo leader dei moderati e dichiara di mettersi da parte qualora il Professore presentasse una lista propria, completando la sua iniziazione da tecnico a politico. E Monti gli sbatte la porta in faccia.

Questo passo breve è richiesto con gran forza dall’Europa. La Merkel in effetti sa che un rafforzamento dell’asse Monti-Hollande potrebbe diminuire l’ingerenza della Germania nelle politiche europee, ma non ha alternative valide. “Gli italiani devono fare la loro scelta. Ma sono convinta che voteranno in modo tale da garantire che l’Italia resti sul cammino giusto”, pochi giorni fa la cancelliera si era espressa chiaramente sulla linea da seguire. Lo stesso Pdl accoglie il Cavaliere con freddezza  e il partito si spacca in due tra i filo-montiani come Alemanno e gli “innovatori” come la Meloni che vorrebbero porre un punto di cesura con il governo tecnico. La Lega è in preda ad attacchi isterici con Maroni che aveva investito la sua credibilità nella polemica con la passata esperienza di governo e che adesso che si trova tra due fuochi. Bersani dichiara invece di essere tranquillo: “Ho già detto a Monti che la sua figura deve continuare ad avere un ruolo. Il giorno dopo le elezioni, se vincessi, farei con lui il primo colloquio per valutare insieme; confermo l’assoluta intenzione di vedere Monti impegnato sul grande fronte italiano”. Invece Montezemolo sarebbe pronto a stilare una lista insieme a Casini e Riccardi per dare spazio a una coalizione di centro.

Insomma se Monti si candiderà rinunciando alla protezione da senatore a vita o se si celerà dietro una lista delle forze moderate lo sapremo tra pochi giorni. “Non voglio che diventi un tormentone, prima di Natale si saprà cosa ho deciso” sibilla il Professore.

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