Berlusconi, le tappe della candidatura

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Silvio Berlusconi

E’ il 24 ottobre 2012, una data che sembra destinata ad entrare nella storia d’Italia: Berlusconi annuncia il suo ritiro dalle scene politiche. L’amore per la nazione lo spinge a lasciare spazio a personalità giovani, che ancora devono “fare gol”. Tutti ne sono convinti. Dal popolo di internet fioccano i tweet, perfino la figlia Marina Berlusconi dichiara in una lunga intervista al Corriere della Sera “Mio padre? Non agisce mai d’impulso, pondera bene e a fondo. Ma una volta che ha deciso, ha deciso”.

La condanna. Intanto il lungo, e lento, braccio della giustizia va avanti e appena due giorni dopo l’incredibile annuncio ne sussegue un altro: dopo 11 anni Berlusconi è stato condannato a 4 anni di reclusione nell’ambito del processo Mediaset per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv e cinematografici. L’ex premier, è stato anche condannato all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, provvedimento che non è immediatamente esecutivo, essendo la sentenza di primo grado. Il Cavaliere reagisce duramente e parla di un vero accanimento da parte dei magistrati, ma assicura “non c’è nessuna connessione” tra il processo e il suo passo indietro sulla candidatura a premier.

27 ottobre 2012. Passa un giorno dalla sentenza e in un succedere di colpi di scena arriva la dichiarazione al TG5: “Dopo la condanna mi sento obbligato a restare in campo per riformare il pianeta giustizia ed evitare che ad altri cittadini possano capitare queste cose“. Nella conferenza stampa del pomeriggio precisa che comunque non si candiderà a premier, ma conclude attaccando il governo Monti “Il governo dei tecnici ha introdotto misure che portano l’economia in una spirale recessiva. Nei prossimi giorni esamineremo la situazione e decideremo se sia meglio togliere immediatamente la fiducia a questo governo, o conservarla dato l’arrivo delle elezioni”. Berlusconi quindi resta nella politica, ma dietro le quinte.

27 novembre 2012. Un mese di silenzio e poi Berlusconi sgancia la bomba: “Gli italiani sono lontani dalla politica. Il 70% degli italiani è disgustato dai partiti quindi, occorre farne uno tutto nuovo” e il Pdl trema. E’ convinzione del Cavaliere che occorra tornare a Forza Italia, ma con contenuti inediti, facce nuove e una più forte ed accattivante presa sull’elettorato. Alla fine, però, Berlusconi si riappacifica con il Pdl e resta.

Dicembre 2012. Nei primi giorni del mese in corso si è assistito ad un vero e proprio tira e molla tra Alfano e Berlusconi a tema le primarie, il primo favorevole, mentre il secondo fermamente contrario, credendo “che non siano utili per il Paese e poi non c’è tempo, perché dobbiamo presentare le liste a gennaio”. E’ Alfano a cedere, se Berlusconi torna a candidarsi le consultazioni sono inutili. Nel frattempo, i senatori del Pdl lasciando l’aula di Palazzo Madama al momento del voto di fiducia sul decreto legge sui costi della politica, tolgono il loro appoggio all’esecutivo di Mario Monti, che a seguito delle parole di Alfano si dimette. Berlusconi ne approfitta e alla presentazione dell’ultimo libro di Vespa dichiara: “Il mio passo indietro o avanti dipende da come si sviluppano le cose. Io non credo che Monti accetti di poter diventare uomo di parte e di partito, ma ove Monti decidesse di aderire a questa richiesta, tutto lo schieramento moderato arriverebbe a questa possibilità“.

E se… Berlusconi è sempre stato un uomo di marketing, prima di essere imprenditore e politico. Uno stratega, che calcola ogni minima mossa. E se lo spettacolo a cui abbiamo assistito in questi mesi fosse già stato tutto programmato? L’unico a poter rispondere è lo stesso Silvio Berlusconi.

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