Società multietnica, tra sogno impossibile e realtà inevitabile

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La società multietnica è un sistema sociale in cui convivono soggetti con identità etniche diverse. Oggi la maggior parte dei Paesi è caratterizzata da diversità culturale: sono davvero pochi gli Stati nel mondo in cui si può dire che i cittadini condividano la stessa lingua, religione, cultura; e l’Italia non fa eccezione.

È riconosciuto da molti il fatto che le varietà etniche, culturali, sessuali, religiose, professionali sono alla base dello sviluppo di qualunque gruppo umano. In passato il nostro bel paese è stato uno di quelli che ha contribuito di più all’emigrazione.

Le numerose difficoltà incontrate dai nostri antenati emigrati nei cinque continenti ai primi del ‘900 sino agli anni ’70, possono paragonarsi alle difficoltà incontrate attualmente dagli stranieri. Oggi, invece, è proprio la nostra Italia, in continua trasformazione, ad essere diventata la terra d’accoglienza.

La Penisola sfiora il tetto dei 60 milioni di abitanti. Rispetto ad inizio secolo, il numero dei migranti è tre volte superiore, anche se in pochi mesi la crisi economica ne ha fatti tornare in patria circa un milione. I dati Istat rivelano che due stranieri su tre risiedono nell’Italia settentrionale, che si conferma area fortemente attrattiva. Sia a Nord-ovest che a Nord-Est l’incidenza della popolazione straniera su quella complessiva è molto più elevata rispetto al sud e alle isole.

La Penisola conta 59,5 milioni di abitanti, 2,6 milioni di persone in più rispetto al precedente censimento del 2001. L’immigrazione è la causa principale della crescita demografica (+4% in dieci anni), la prima dopo vent’anni in cui è rimasto immutato il numero degli abitanti. Nell’ultimo decennio la popolazione straniera abitualmente dimorante in Italia è quasi triplicata, passando da poco più di 1.300.000 a circa 3.770.000.

Ma in Italia, come nelle altre nazioni europee, l’ingresso degli stranieri è disciplinato da numerose leggi. Come la legge Bossi-Fini che ha ridotto di molto il numero di migranti che può entrare nel nostro Paese. Anno per anno, calcolando l’offerta del lavoro, il governo stabilisce le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio. La maggioranza proviene dalla Romania, seguono Marocco, Albania, Ucraina, Cina, Filippine, Polonia, Tunisia, Senegal.

Multiculturale è il termine che definisce il rapporto tra più culture, con valori usi e costumi diversi e ciò implica un arricchimento reciproco, che a sua volta comporta la possibilità di una reciproca modificazione.

In Europa, sempre più persone di diverse nazionalità condividono spazi, servizi, bisogni, in una grande mescolanza di tradizioni, abitudini e linguaggi. L’integrazione dei migranti dev’essere favorita dalle politiche di una società multietnica e multiculturale, come avviene nella Penisola. Infatti l’Italia sta divenendo sempre più velocemente un paese multiculturale, la situazione delle società multietniche attuali porta con sé chiare implicazioni sul piano educativo, soprattutto per l’elevato numero di bambini stranieri che frequentano la scuola italiana;

Questa sempre maggiore presenza implica la necessità, per il sistema scolastico italiano, di aprirsi alle esigenze di una scuola sempre più multiculturale che contribuisca ad una piena integrazione degli alunni stranieri e delle loro famiglie nella nostra società. La scuola può costituire uno strumento essenziale di comunicazione tra le culture, e di costruzione di una nuova convivenza possibile.

Grazie alla riforma del nostro ordinamento scolastico, che punta sul rapporto scuola-famiglia e sul coinvolgimento del nucleo familiare nel percorso educativo dei figli, si può agevolare l’integrazione dei bambini stranieri a scuola.

Integrazione significa “inserimento nella società mantenendo la diversità”. L’integrazione non è altro che quel processo attraverso il quale si va ad istituire una fitta rete di relazioni fra lo “Stato” e il “singolo individuo”, un processo in cui, poi, va a sovrapporsi l’azione di diversi enti, governativi e non, come datori di lavoro, sindacati, associazioni religiose, centri di accoglienza e formazione che sostengono gli immigrati.

Soprattutto l’istruzione diviene l’unica arma per difendersi da astrusi preconcetti ed è qui che l’integrazione diventa lotta contro quelle chiusure mentali di derivazione xenofoba.

Certo l’accoglienza è il punto più delicato, lo snodo che dall’immigrazione può fare giungere all’integrazione: non è cosa facile perché anche se si parla tanto si società multietniche e di integrazione è difficile vederla se non in tante isole di extracomunitari chiuse dal mare dell’indifferenza degli autoctoni.

Accoglienza quindi significa, non aver più paura dello straniero. Vuole dire allontanare la sfiducia nelle sue capacità, o di considerarlo come “diverso”, solo perché appartenente a modelli etici, religiosi e culturali differenti.

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