Primarie: perché votare Bersani o perché votare Renzi

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Bersani contro Renzi. Il ballottaggio del 2 dicembre è alle porte, non senza polemiche. Dopo il confronto su RaiUno, il profilo dei due contendenti è comunque chiaro. Sfera pubblica propone così una piccola guida sui “punti di forza” e i “punti deboli” del segretario del Pd e del “rottamatore” sindaco di Firenze.

Perché votare Bersani. La competenza è principale la qualità riconosciuta all’ex ministro dello Sviluppo. La sua esperienza nel governo Prodi è ricordata soprattutto per le “lenzuolate” di liberalizzazioni, che sono stati i migliori provvedimenti di quella legislatura. Su tutti spicca la cancellazione della tassa sulle ricariche telefoniche, ma tante sono le norme che hanno facilitato la vita dei cittadini. Inoltre il segretario del Pd è la garanzia per la costruzione di un partito tradizionale, con una visione molto legata al pensiero socialdemocratico. Sulle alleanze il progetto prevede, oltre all’intesa con Sel e Psi,  un tentativo di stipulare un patto con i moderati, con l’Udc capofila. La promessa di un eventuale governo Bersani è di un cambiamento, ma legato con lo storico gruppo dirigente del centrosinistra. La “vecchia guardia” darebbe una mano alle new entry.

Perché votare Renzi. È la grande novità del Pd negli ultimi anni. Il sindaco di Firenze promette una netta rottura con il passato attraverso la sua ormai celeberrima “rottamazione”. Il programma è fondato su una radicale riforma sui costi della politica, a partire dall’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. La sua visione di partito è molto legata a una leadership forte con un apparato leggero e lontano dalla struttura novecentesca. In materia di alleanze vuole conservare la vocazione maggioritaria: ha annunciato il “no” a Casini e anche con Vendola il dialogo è ai minimi termini. Un eventuale governo Renzi avrebbe in ridotto numero di Ministeri, occupati esclusivamente da volti nuovi della politica.

Perché non votare Bersani. La sua immagine è logorata da una lunga presenza in politica. I «2547» giorni al governo, contati da Renzi nel corso del dibattito in tv, indicano che il segretario non è un “novizio” nel centrosinistra. Inoltre la sua posizione è impostata su un’idea novecentesca di partito, mentre le dinamiche anche comunicative sono molto cambiate. Stesso “limite” in materia di lavoro, che si dipana attraverso il rapporto con il mondo sindacale tradizionale.

Perché non votare Renzi. «Sembra un Berlusconi di centrosinistra». Si tratta dall’accusa numero uno rivolta al “rottamatore”. L’eccessiva tendenza a concentrare l’attenzione sulla propria persona avvicina il sindaco di Firenze al Cavaliere. Una “macchia” imperdonabile agli occhi degli elettori progressisti. La sua idea di partito rappresenta una rinuncia alla tradizionale identità di sinistra, in favore di un approccio meno ideologico e piè incentrato sul pragmatismo. La diretta testimonianza giunge dalle idee su economia e lavoro (Tra gli ispiratori del suo pensiero c’è Ichino) in aperta critica con la Cgil, storico serbatoio di voti per il centrosinistra.

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