Violenza sulle donne: le cifre di una strage quotidiana

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Sono seicento milioni le donne nel mondo che hanno subito violenza. Una strage di donne che non si ferma, che non conosce crisi, che sparge dolore come una vera e propria macchina da guerra. Sono queste le cifre che aleggiavano sulla giornata mondiale contro la violenza sulle donne, svoltasi il 25 novembre. Dall’inizio dell’anno sono 73 le donne stuprate, picchiate, prese a calci e pugni, accoltellate, da uomini che si armano per uccidere le loro donne, quelle con cui stanno e quelle con cui sono stati. Mariti, padri, fidanzati, ex amanti; storie di raptus, amori sbagliati, omicidi definiti “passionali” ma che con la passione c’entrano poco.

Una guerra che prima di finire sui giornali nasce nelle case, all’interno delle famiglie, nel luogo che dovrebbe essere il più sicuro e protetto. In Italia, oltre 6 milioni di donne hanno subìto almeno un episodio di violenza nel corso della propria vita. Il fenomeno della violenza contro le donne non accenna a diminuire, molto più diffuso di quanto si possa pensare. Dati ancor più agghiaccianti arrivano dal resto del mondo, dove leggi repressive e di ordine politico-religioso regnano sovrane. Seicentomila bambine per la prassi dell’aborto selettivo vengono uccise ancor prima di essere messe al mondo, due milioni di bambine subiscono mutilazioni genitali e sono numerosissime coloro che vengono costrette a sposare uomini che potrebbero essere i loro nonni; per non parlare delle donne sfigurate, che non hanno più un’identità.

Radici del fenomeno. Le donne spesso non parlano per paura di essere giudicate o non essere credute, ma per combattere tutto ciò l’unica arma da utilizzare è “non tacere” perché questo è l’obiettivo degli uomini: ridurre al silenzio la donna che ha osato ribellarsi, che ha detto basta! “La violenza sulle donne è una violazione dei diritti umani e comprende maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, economica e familiare – spiega l’avvocato Manuela Ulivi – Non è un’emergenza degli ultimi anni, ma è strutturata nella nostra cultura, si esprime nella nostra società e nelle relazioni intime. La sua origine si può ricondurre alla disparità di potere tra uomini e donne, ma anche alla costruzione delle identità di genere, agli stereotipi sessisti, alla rappresentazione delle donne come corpi di cui poter disporre“.

La violenza, sempre più “domestica”, che sfocia in femminicidio è da considerarsi principalmente una disumana dimostrazione di codardia e di viltà originata anche, se non soprattutto, dalla semplice differenza di forza fisica che la rende “facile”. Questi delitti non appartengono a mondi lontani, ci riguardano più di quanto riusciamo ad immaginare, nella quotidianità ad esempio, sul posto di lavoro con prevaricazioni o umiliazioni, con avance e complimenti inopportuni. Ma tutto ciò deve essere affrontato “in modo politico, come una piaga sociale” non come episodi di cronaca nera la cui narrazione fa audience, e in cui i ‘casi’ di violenza divengono protagonisti di talk show, dibattiti e approfondimenti nei siparietti pomeridiani. Lo chiedono con forza le associazioni femminili che mai come quest’anno hanno celebrato la ricorrenza rilanciando iniziative, appelli ed eventi che hanno mosso un richiamo al rispetto in tutta Italia. Sono in molti a chiedere ai politici e alle istituzioni di operare a favore della prevenzione, come fa ‘No More‘ – convenzione che ha avuto il plauso del presidente Napolitano; Vittoria Tola di ‘No More’ spiega: «Non serve condannare gli uomini all’ergastolo per impedire che altri uomini commettano femminicidio, serve lavorare sulla prevenzione». Ma tutto ciò si oppone all’annunciata proposta di legge Buongiorno-Carfagna che punta a un aggravamento delle pene, fino all’ergastolo, per i responsabili di femminicidio.

Anche la Croce rossa italiana è presente sul territorio nazionale, e tutela le donne che subiscono persecuzioni attraverso i propri centri di assistenza e ascolto. Ma quindi cosa bisogna fare? Le manette sicuramente basteranno ma per contrastare questo fenomeno, oltre alle leggi e alla punizione dei colpevoli, è necessario operare un cambiamento culturale, potenziare i centri anti-violenza, investire maggiormente nella formazione degli operatori del sociale e delle forze di polizia e soprattutto un coinvolgimento attivo da parte degli uomini nella riflessione.

La volontà del 25 novembre è stata quella di affermare che la violenza sulle donne non è più un’emergenza, ma un fenomeno strutturale di una società che non riconosce l’identità e la libertà delle donne. L’italia dovrebbe distinguersi per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. “Chi è nell’errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza”. Johann Wolfgang von Goethe.

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