Pdl: la Guerra dei Roses Alfano-Berlusconi e la discesa in campo 2.0

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano

Queste primarie non s’han da fare”. Nella versione “bravo” di Don Rodrigo c’è questa volta il Cavaliere (di nuovo) Rampante, Silvio Berlusconi. L’ex presidente del Consiglio si è lasciato scoraggiare dai sondaggi, secondo cui la consultazione degli elettori sarà un fallimento. Quindi ha inaugurato un nuovo corso di comunicazione: alla linea accomodante, scelta per favorire l’unità dei moderati, viene preferito il rilancio personale. Una lista ultraberlusconiana, più forzista di Forza Italia. Un passaggio che sancirebbe la bocciatura di Angelo Alfano, il segretario dimezzato che da tempo nuota contro le tempeste dei venti creati dal suo stesso “padre” politico. Una Guerra dei Roses sotto il tetto del Pdl; che lo stesso Berlusconi è intenzionato ad abbandonare, lasciando che i calcinacci del crollo finiscano sulla testa dei suoi ex sodali.

Percorso. Dalle dimissioni in poi, l’ex presidente del Consiglio ha scelto una strategia ondivaga, che ha finito per disorientare prima gli elettori e poi i dirigenti. Prima l’appoggio a Monti, con l’ipotesi del Professore a capo di un fronte liberal-moderato, poi la vibrante critica all’operato dei tecnici, protagonisti del “fallimento” («I dati dopo un anno di governo tecnico sono disastrosi», ha scandito di recente). Dopo il balletto di mezzi passi indietro e altri passi in laterale, Berlusconi vuole fare un balzo in avanti. E sparigliare la quadriglia politica. Il cardine della sua comunicazione sarà un antieuropeismo, venato di polemiche contro la Germania. Un messaggio che attecchisce tra i cittadini impoveriti e anche una mossa dal retrogusto di vendetta. Le risatine griffate Merkel-Sarkozy sono una ferita anche sanguinante per il Cavaliere.

Personalizzazione. Un’altra frontiera è il ritorno alla personalizzazione vecchio stile. Il nome di Berlusconi deve essere l’attrattiva principale, senza altri orpelli. Un partito ultraleggero: una discesa in campo 2.0. L’aspetto di rilancio, però, risiede nel totale rinnovamento di volti da candidare: per evitare il definitivo crepuscolo, l’ex presidente del Consiglio vuole puntare sulla freschezza della gioventù. Uno stile da Beppe Grillo con l’aggiunta di un massiccio investimento economico. E il messaggio sarà un mix di agitazione del fantasma comunista e dell’incubo europeo. Da cui, ça va sans dire, nella visione arcoriana ci si può salvare solo grazie a lui. Silvio Berlusconi.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI