Le #primarie “americane” in Italia, domenica il verdetto

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di Federica Di Matteo

E’ domenica 25 novembre il giorno in cui si affronteranno, su terreno elettorale, i cinque candidati premier del centrosinistra, Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci. La campagna elettorale è stata lunga e piena di sorprese, tra cui il piacevole confronto in casa Sky.

Sono passati diversi giorni, ma ancora resta il ricordo e la speranza di un nuovo inizio per la politica italiana, nell’auspicio che possa diventare sempre più un terreno di dibattito civile, contrastando l’attuale immagine di sfida “urlata”.

Sky li ha messi uno accanto all’altro, a dibattere su tematiche attuali e controverse,  quali tasse, giovani, lavoro, casta, diritti civili e coalizioni; gli uomini in completo scuro, giacca abbottonata, aria compunta e, l’unica donna in abito scuro con un filo di perle al collo.

Un confronto all’americana.  Il dibattito entra immediatamente nel vivo, ma non si assiste a nessun colpo basso, nessuna lite, nessun vero scontro, solo qualche scintilla quando si parla di coalizioni: aprire o meno all’UDC, questo il problema. In un clima di concordia, si continua parlando di occupazione, Europa e giovani.

Un confronto con regole rigide, che i candidati hanno dovuto firmare prima della diretta, tra cui anche un “protocollo di intesa”,  in cui si sanciva la presenza in studio di 70 sostenitori per ciascuno. Domande con risposte a tempo, candidati in piedi dietro ad un leggio trasparente, un giornalista a fare da giudice imparziale della contesa, la partecipazione del pubblico con domande ai protagonisti. Un format che anche la Rai vorrà riprendere. Che sia la svolta per spazzare via la retorica italiana del litigio televisivo?

I cinque “pionieri” della comunicazione politica, come si sono presentati? Mettendo sotto la lente d’ingrandimento il dibattito, chi ne esce vincitore? La stampa e la televisione si dividono tra Renzi e Bersani, mentre restano fuori Vendola, Tabacci e l’outsider Puppato.

I numeri e le reazioni

di Noemi Debbi

Un dibattito con un milione e novecentomila spettatori che hanno fatto registrare negli studi di Sky uno share del 6,22.

In prima linea dopo il confronto che ha visto come protagonisti i cinque candidati del centro-sinistra, il nocchiero dell’arena televisiva Gianluca Semprini commenta così in un’intervista al Giorno i suoi ospiti: “Tabacci: grande esperienza, ma troppo legato ai vecchi schemi politici. Puppato: ha un grande programma, il più completo. Però ha ancora una scarsa attitudine alla tv. Renzi: stava perfettamente nel format, però me lo aspettavo più cattivo. Vendola: il più emozionato ma anche il più emozionante. Bersani: è partito lento, frenato. Ma dopo è stato efficace”.

Altre personalità del mondo giornalistico e politico hanno commentato la sfida televisiva;  Alessandro Sallusti dalla direzione del Giornale non ha dubbi: “Non vince nessuno, ma perde l’Italia”; Dal Manifesto invece si evince una presa di posizione radicale sulla modalità del dibattito: “ Questo format distrugge tutto quello che era stato della tribuna politica”.

La polemica delle icone. “Nel Pantheon c’erano due assenze clamorose: Moro e Berlinguer”  tuona Massimo D’Alema le cui parole sono riportate ancora nelle pagine del Giorno; Al loro posto infatti c’erano Giovanni XXIII per Bersani e Carlo Maria Martini per Vendola. Simili le parole di Massimo Gramellini su La Stampa: “ Forse i candidati di sinistra hanno ignorato le icone della sinistra perché temevano di spaventare gli elettori potenziali. Così però hanno spaventato gli elettori regolari. Quelli che non possono sentirsi rappresentati da chi volta le spalle alla parte della propria storia di cui dovrebbe andare più orgoglioso”. Marco Travaglio dal Fatto Quotidiano pone invece la questione dei interrogativi mancati come per esempio quelli degli affari alla Cayman di Renzi, dei rapporti tra Bersani e Penati o tra Vendola e Don Verzè.

Dal mondo politico. Dopo il dibattito Rosy Bindi ospite dell’Intervista condotta da Maria Latella su SkyTg24 esorta Matteo Renzi a cessare il discorso sulla rottamazione dei politici, mentre sulla stessa linea il leader di Sel rigira l’attacco del sindaco di Firenze proponendo piuttosto la rottamazione del suo modello culturale e sociale.

“Sono stata quasi cancellata dalle principali fonti di informazione”, si lamenta invece la candidata Laura Puppato con Antonio Padellaro per Il Fatto Quotidiano, mentre Nichi Vendola a fronte delle statistiche che segnano per lui un meno risponde: “Alle prossime primarie io mi vedo vincente: le ho sempre perse nei sondaggi e le ho sempre vinte nelle urne”.  In un’intervista all’Unità invece le parole di Antonio Tabacci: “Ho reso possibile che le primarie non fossero solo le primarie della sinistra. Ma anche quelle del centro. Senza di me non sarebbe stato possibile”.

Ma con chi sta la rete? Dopo il dibattito il fronte degli indecisi è quasi scomparso; Secondo un sondaggio del Corriere della Sera il campione del dibattito televisivo è stato Matteo Renzi che su un campione di 25165 votanti ha ottenuto il 49% delle preferenze.

Dall’ Istituto Quorum in collaborazione con La Repubblica emerge invece in auge Bersani con il 33% delle preferenze, quasi testa a testa con Matteo Renzi che registra il 31%. A seguire Vendola con il 21%, Tabacci 5% e Puppato con il 4%.

Grande seguito ha avuto l’iniziativa di Repubblica che ha raccolto centinaia di tweet dei lettori dai quali si sintetizza la concezione dei politici da parte dell’elettorato. Pier Luigi Bersani si mostra come esperto e abituato a governare, Vendola come “l’unico di sinistra”, antimilitarista e colto, Renzi come il giovane che fa riappassionare alla politica, Laura Puppato una donna nuova e Tabacci concreto e sincero. Non ci resta quindi che attendere il risultato di queste primarie all’ultimo tweet.

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