Come hanno comunicato (e chi sono) i 5 candidati alle primarie

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A pochi giorni dal voto, ecco una breve scheda dei candidati. E delle impressioni lasciate nel dibattito tv “all’americana”.

Bruno Tabacci sembra stonare in mezzo ai grandi nomi del PD, lui che ha alle spalle un passato nella Casa della Libertà e nella più recente Unione di Centro di Casini; solo nel 2011 è stato nominato Assessore al Bilancio, al Patrimonio e ai Tributi nella giunta di centrosinistra del sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Il confronto Sky era l’occasione per il deputato di emergere, e fare il colpo basso raccogliendo più consensi dei “big”, eppure l’opportunità sembra sfumata. Il linguaggio pedante e la postura eretta, le braccia incrociate e lo sguardo che sfugge la telecamera, nonostante sia invitato a guardarla, danno l’impressione di una politica vecchia, “noiosa”. I contenuti sono validi, ma vengono esposto con poca verve, buttati in piazza in modo arido e  asettico.

Laura Puppato è stata definita l’outsider dello scontro, il suo cursus honorum non è all’altezza di quello dei suoi compagni d’avventura. Il PD è il primo partito politico a cui si è iscritta, si definisce una “nativa democratica”. Fece parte dell’assemblea costituente e della commissione incaricata di scrivere lo statuto del partito. E’ il 2010 quando entra a far parte del consiglio regionale del Veneto. Si vede che non è a suo agio, è rigida, sia quando non è il suo turno, sia quando parla. Il linguaggio è semplice e comprensibile a tutti, sembra volersi ingraziare il pubblico, molto spesso lascia insolute le domande e usa la retorica della preterizione. L’appello finale è esemplare “vorrei chiedervi il voto perché questo Paese da 65 anni non considera possibile che alle massime cariche dello Stato ci sia una figura femminile, ma non lo farò”. Anche la candidata Puppato aveva la possibilità di ribaltare i pronostici, ma non sembra avercela fatta.

Matteo Renzi tutti gli occhi sono puntati su di lui, la promessa di una politica nuova e giovane. Entra in politica durante gli anni del liceo, nel 1996 si iscrive al Partito Popolare Italiano, di cui diventa segretario provinciale; nel 2001 è nominato coordinatore de La Margherita fiorentina.  E’ il 2009 quando viene eletto sindaco di Firenze, dove si fa amare dai concittadini in tempi brevi. E’ il mattatore del confronto. Usa un linguaggio semplice, ma incisivo, sottolinea spesso i punti principali della sua campagna ripetendoli più volte, in modo che restino impressi. La gestualità è vivace e tende a rimarcare i punti chiave del discorso, s’infervora nel parlare. Al momento di rispondere alla domanda su Marchionne, guarda dritto nella telecamera e si rivolge allo stesso amministratore delegato FIAT, attirando un numero copioso di applausi. Lascia il segno. L’appello finale è incentrato al richiamo delle sue emozioni, come uomo e padre. Una comunicazione volta alla commozione e all’identificazione con il pubblico.

Nichi Vendola, militante nel PCI fin dal 1972, fervente cattolico, ma al tempo stesso attivista del LGBT (acronimo collettivo utilizzato per riferirsi a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender). Sostenitore della lotta contro la mafia, e per questo più volte minacciato, nel 2009 diventa Presidente della regione Puglia, dove riesce a risollevare la situazione occupazionale. Vendola si presenta come l’alternativa, lo conferma il suo modo di rapportarsi ai cittadini, il modo di gestire il web e lo stesso slogan “oppure Vendola”. Una campagna low cost, in aperta competizione con quella dei suoi concorrenti. Nel confronto, però, non è risultato vincitore. Nel faccia a faccia Vendola tende ad usare un linguaggio ridondante, troppo costruito e poco efficace. Utilizza pochi aggettivi, cercando di enfatizzarli, a volte inutilmente. Durante la domanda sui diritti degli omosessuali sottolinea la sua personale  appartenenza con un “noi abbiamo diritto a…”, un gesto che lo rende umano.

Pier Luigi Bersani è il segretario del PD, il principale favorito. La sua carriera politica inizia nel 1980, quando già da qualche tempo militava nel PCI. Negli anni svolge diversi incarichi importanti, Presidente regione Emilia Romagna (1993-1996), Ministro dell’Industria, Commercio ed Artigianato (1996-1999), Ministro dei Trasporti e della Navigazione (1999-2001), Ministro dello Sviluppo Economico (2006-2008), infine negli ultimi anni è Segretario del PD. Rappresenta la vecchia politica, che cerca di rinnovarsi e portare novità concrete e tangibili ai cittadini. Il suo modo di fare è calmo, mansueto, manca della passione di Renzi. Sostituisce i modi dirompenti con la sicurezza di avere dalla sua parte i numeri, i fatti. Si rivolge agli altri ‘concorrenti’ chiamandoli per nome, un modo di fare da padrone di casa. Utilizza un linguaggio raffinato, con qualche intercalare che sottolinea fasi importanti del discorso. Gestualità poco marcata, se non in circostanze ben definite, studiate. Può risultare noioso per gli spettatori più giovani, ma nel suo messaggio si trova sempre la qualità.  Conclude l’intervento con la promessa di chiarezza con l’elettorato “Non chiedo di piacervi ma chiedo di credermi. Cercherò di dire le cose come sono, con semplicità, con verità” . Il confronto avrà il suo vincitore alla fine della giornata elettorale, ma sicuramente ha già vinto la buona comunicazione politica.

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