Ambiente, c’è tanto da fare

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E’ crisi. Ma la penuria di risorse non è sufficiente a spiegare la brusca e preoccupante battuta d’arresto delle politiche ambientali urbane: prima ancora di quella economica, pare esserci una crisi della capacità di fare buona amministrazione che investe realtà locali. È questa la foto scattata dalla XIX edizione di Ecosistema Urbano, l’annuale ricerca di Legambiente e Ambiente Italia, realizzata con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore, sullo stato di salute ambientale dei capoluoghi di provincia italiani.

Un quadro che, nel grigiore generale, vede emergere la città lagunare, Venezia, tra le grandi città; Trento, tra i centri urbani di medie dimensioni; e Verbania, tra le piccole.  In tutti e tre i casi, però, si tratta di primati relativi: non sono le città più sostenibili, ma sono le meno insostenibili. Rimane invece indietro il Sud Italia con Messina, Reggio Calabria e Vibo Valentia ultime in classifica, sia che si parli di grandi capoluoghi, sia di medi o piccoli centri.

“Il rinascimento urbano è possibile, non è un’utopia; le città  possono essere il fulcro di un rinnovamento radicale del Paese, perché insieme alla costruzione di un’economia a bassa emissione di anidride carbonica e la messa in sicurezza dei territori e degli edifici, rappresentano la via maestra per uscire dalla crisi economica e dal declino, ma oltre ad una politica nazionale più attiva in questa direzione, serve anche il coinvolgimento e la consapevolezza delle singole persone” ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

Il rapporto di Legambiente raggruppa 104 città italiane suddivise in tre aree:  grandi città ( oltre i 200.000 abitanti); medie città (da 80.000 a 200.000 abitanti); e piccole città (fino a 80.000 abitanti). Per Venezia migliora la depurazione dei reflui che è al 90%; stabili i consumi elettrici e cresce la raccolta differenziata (35,4%). Bene il trasporto pubblico con 571 viaggi per abitante all’anno. Al secondo e terzo posto in classifica: Bologna e Genova.

Nella graduatoria delle città medie conquista, invece, la vetta più alta Trento, che l’anno scorso era seconda alle spalle di Bolzano. Bene la raccolta differenziata che supera il 60%. Nel trasporto pubblico Trento registra 182 viaggi per abitante all’anno. Seguono nella classifica generale delle città medie: Bolzano, La Spezia, Parma, e Perugia. I centri urbani di medie dimensioni dimostrano, rispetto alle grandi e alle piccole città, una migliore reattività allo stallo generale.

Infine per i piccoli centri urbani, il primo posto va a Verbania, che lo scorso anno era seconda dietro Belluno. Verbania è al top nella raccolta differenziata. Bene anche la superficie urbana complessivamente destinata alle bici con 23,69 metri equivalenti ogni 100 abitanti, che le vale il terzo posto in questa graduatoria, dietro Mantova e Lodi. In classifica dietro Verbania, ci sono Belluno, Pordenone, Mantova e Aosta.

Rimane invece indietro il Mezzogiorno con Messina, Reggio Calabria e Vibo Valentia ultime in classifica. Alla base di questi risultati c’è una lunga sfilza di risposte non date, da parte delle amministrazioni di Messina e Vibo Valentia, che non hanno permesso di valutare le loro performance. Per quanto riguarda Reggio Calabria, le risposte sono arrivate ma non sono state esaustive. E i dati emersi non sono di certo positivi: male i consumi idrici pro capite con la dispersione idrica si attesta al 38% e non decolla la raccolta differenziata, che seppur in crescita rispetto alla scorsa edizione (8,4%), si ferma quest’anno all’11,4%.

“Nel nostro Paese – spiega Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente – diverse best practices ci dicono che produrre significativi cambiamenti nel modo di gestire e vivere la città è possibile. L’Area C di Milano o il porta a porta dei rifiuti di Andria, i tetti solari delle scuole di Bergamo, la mobilità e l’efficienza energetica di Bolzano, le nuove pedonalizzazioni del centro storico di Firenze sono esperienze che mostrano come  il vero motore resta la voglia di fare”.

Le emergenze ambientali da affrontare sono lo smog, i rifiuti, il traffico, l’inefficienza energetica e quella del trasporto pubblico.  Tra le peggiori città Verona, Milano, Torino e Monza. Risultati non buoni anche per la densità automobilistica, che si attesta a 63,8 auto ogni 100 abitanti. L’auto è ancora il mezzo più usato a discapito del trasporto pubblico locale. Solo le grandi città registrano un leggero aumento del numero di utenti. Spiccano Venezia e Roma entrambe con i 500 viaggi per abitante l’anno, seguite da Milano con 456 pass/ab/anno. Bari, Catania e Palermo rimangono come lo scorso anno al di sotto dei 100 passeggeri/ab.

Pessimo invece il dato che arriva dalla piccola Vibo Valentia dove ogni cittadino, in media, fa un solo viaggio all’anno con i mezzi pubblici. Restano stazionari i consumi di acqua potabile e l’efficienza della depurazione. La situazione più critica rimane quella di Imperia, sprovvista di un impianto, seguita da Benevento che tratta solo il 21% delle acque di scarto.

Nessun miglioramento per la dispersione idrica, che ha un valore medio analogo a quello della precedente edizione del Rapporto (32%), ma salgono a 56 le città nelle quali un terzo dell’acqua immessa negli acquedotti si perde lungo il percorso prima di raggiungere i rubinetti degli utenti. Più marcata la riduzione della produzione di rifiuti solidi urbani e l’aumento della raccolta differenziata che, pur passando dal 31,97% dello scorso anno all’attuale 37,96%, resta però lontana dal raggiungimento dell’obiettivo normativo del 60% raggiunto solo da 12 città: Novara, Salerno, Trento, Pordenone,Verbania, Belluno, Oristano, Teramo, Benevento, Asti, Nuoro, Rovigo. Dal Rapporto Ecosistema urbano, insomma, non si può evitare di notare c’è davvero tanto da fare.

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