La scuola non si arrende al governo

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di Francesca Rosi

Continuano a farsi sentire i docenti della scuola pubblica, ormai in protesta da qualche settimana contro i provvedimenti proposti dal Governo ora all’esame parlamentare: il disegno di legge di Stabilità  2013 e il testo unificato del disegno di legge 953 ex Aprea.

La forte preoccupazione dei docenti deriva dalle previsioni dell’art. 3 del disegno di legge di Stabilità, che disporrebbe l’aumento di 1/3 dell’orario di lezione degli insegnanti. “Un simile provvedimento non è dettato da alcuna giustificazione di carattere didattico e pedagogico, ma dalla semplice necessità di risparmio per le casse dello Stato”, sostengono i docenti di un Liceo Scientifico romano. Se il provvedimento fosse approvato, ciascun insegnante passerebbe dalle 18 alle 24 ore di lezione frontale, ovviamente a parità di stipendio.

I docenti non vogliono parlare solo di orario aggiuntivo, del tempo impiegato per la correzione degli elaborati, la preparazione delle lezioni, i ricevimenti delle famiglie, gli scrutini, poiché chiunque operi nella scuola sa bene che le ore di lezione frontali sono solo una parte dell’attività di un docente. Vogliono che l’attenzione sia focalizzata sugli studenti, perché se il provvedimento fosse approvato, con questa disposizione sarebbero soprattutto loro a rimetterci oltre agli insegnanti. Un aumento delle ore di lavoro porterebbe infatti ad un aumento di classi per ciascun docente, con una conseguente discontinuità didattica.

Tuttavia la Commissione Cultura della Camera ha proposto un emendamento che abolirebbe i commi sull’aumento di orario dalle 18 alle 24 ore settimanali. Questo lascia sperare che durante l’iter parlamentare del disegno di legge vengano approvati definitivamente emendamenti di modifica dell’articolo 3.

Oltre che contro i troppi tagli, che hanno penalizzato la scuola con le manovre finanziarie di questi ultimi anni, si lotta contro la forte ingiustizia che affligge molti docenti precari italiani, che ogni giorno devono affrontare sempre più ostacoli per esercitare il lavoro che hanno scelto con passione. Proprio pochi giorni fa un professore precario di storia dell’arte, Carmine Cerbera, a quarantotto anni ha deciso di togliersi la vita, forse spinto dalla disperazione. “Il precariato uccide. Precari uniti”, “Suicidio di Stato”, “Ci avete tolto tutto, non ci togliete la dignità”, sono questi gli slogan con cui molti docenti mossi da rabbia e dolore hanno organizzato un sit-in davanti la sede del Miur di Roma.

Sono giornate ricche di mobilitazione queste, in cui gli studenti insieme ai loro insegnanti si riuniscono in assemblea nelle scuole, per discutere anche sul progetto di legge 953 – ex Aprea – “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali”: andrebbe a modificare principalmente la struttura dei consigli d’istituto e dei consigli di rappresentanza di studenti e genitori, stravolgendo l’assetto attuale della scuola pubblica. Molte perplessità suscitano poi gli articoli sul reperimento delle risorse finanziarie per le scuole, tramite le Fondazioni private e il sistema di valutazione degli studenti.

La protesta si diffonde in tutte le scuole italiane in varie forme: in alcuni istituti si è deciso per lo ‘sciopero bianco’, dedicandosi solo alla «didattica essenziale», bloccando temporaneamente le interrogazioni, i compiti in classe, i viaggi d’istruzione, le uscite didattiche e le attività extracurriculari. Dopo i flash mob di ottobre, si prevede un novembre di agitazione con autogestioni, occupazioni e manifestazioni che saranno organizzate durante le assemblee.

Insegnanti, studenti e genitori hanno la consapevolezza che l’istruzione è un diritto sancito dalla nostra Costituzione. Non si arrendono e chiedono al Ministro dell’Istruzione Profumo che la cultura sia messa al primo posto: “Come si può pensare alla crescita ed allo sviluppo  del nostro paese  senza investire sulla scuola pubblica?”, si chiedono i ragazzi. Da qui si può e si deve ricominciare, come sostengono gli studenti di un Liceo  occupato: “Siamo noi la promessa di un domani migliore”.

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