Forward! Le elezioni Usa si tingono di blu, Obama “Il meglio deve ancora venire”

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Barack Obama festeggia la vittoria

Siamo più della somma delle nostre parti: non siamo un insieme di Stati rossi o blu, siamo un’unica nazione e sappiamo nei nostri cuori che per gli Stati Uniti d’America il meglio deve ancora venire.” Queste le parole del presidente americano Obama, riconfermato alla Casa Bianca.

Ma l’America prima del voto era un’America indecisa e insicura, e quella di Obama e Romney è stata una battaglia all’ultimo sangue. I tempi delle elezioni del 2008, quando il primo presidente afroamericano della storia aveva vinto con 365 voti contro i 173 dell’avversario McCain sembrano ormai lontani e per la vittoria sono fondamentali gli stati chiave dove la preferenza non è ancora assicurata: Ohio, Colorado, Florida, Virgina, Wisconsin.

Prima delle elezioni. Un’America “in macerie”, schiacciata dalla crisi e dalla disoccupazione con due milioni di posti di lavoro persi e il mercato dell’edilizia bloccato, forse un’ America della disillusione nei confronti di quel yes we can, di quelle tre parole di una potenza narrativa impressionante, quel messaggio concreto di rinnovamento che Obama quattro anni fa inviava agli Stati Uniti. Miliardi di dollari spesi per le campagne elettorali, un presidente che preferisce quest’anno una “politica al dettaglio”, con milioni di volontari sguinzagliati in tutti gli Usa, cantanti e star al suo seguito, uno sforzo disumano per aggiudicarsi quei voti che bastano per scavalcare il candidato repubblicano; una campagna invece all’ingrosso per Romney che fa proprio della crisi economica e dell’ObamaCare il suo cavallo di battaglia contro l’avversario.

Sui due fronti prima dell’elezione, Alberto Alesina, docente di economia a Harvard, ha sostenuto che gli elettori di Romney sono una classe media che vuole ristabilire il modello liberista americano “basato su tasse relativamente leggere e su un welfare snello e meno distorsivo… senza uno Stato onnipresente, regolatore e paternalistico” , mentre il romanziere Jay McInerney presta il suo assenso a Obama il quale, anche se ha perso il fascino del 2008 “non ha ancora tradito né gli elettori né gli ideali, meritando una seconda chance”.

Breve cronaca della serata. Ore 3:40 italiane: 154 grandi elettori per entrambi; la soglia per la vincita è 270. Gli stati chiave come l’Ohio, Virginia, Florida, Colorado sono ancora in bilico.

Ore 4:04 italiane: Obama è in vantaggio in Ohio, che gli porta 18 grandi elettori.

Ore 4:26 italiane: I democratici scavalcano quasi impercettibilmente i repubblicani in Florida. Dieci minuti dopo il Nevada è blu e trasferisce altri sei grandi elettori nello schieramento di Obama. E a seguire Wisconsin, altri dieci punti blu.

La musica sul palco di Romney si spegne e si comincia a delineare la sconfitta. Il sogno repubblicano affonda. Nel frattempo ci sono 20 milioni di tweet, un record mondiale, l’America è in fibrillazione.

Ore 5.15: Secondo mandato alla Casa Bianca. Obama ce la fa, è ufficiale. Nel discorso pronunciato al McCormick Center di Chicago il residente usa queste le parole: “Noi crediamo in un’America generosa, in un’America compassionevole, in un’America tollerante e aperta ai sogni della figlia di un immigrato che studia nelle nostre scuole e si impegna per la nostra bandiera, per il ragazzo di Chicago che vede una vita oltre l’angolo della sua strada, al figlio dell’operaio in North Carolina che vuole diventare un medico o uno scienziato, un ingegnere o un imprenditore, un diplomatico o anche un presidente…Non sto parlando di cieco ottimismo cioè di quel tipo di speranza che ignora l’enormità dei compiti futuri… Non sto parlando di quel tipo di idealismo che ci permette di sederci su una panchina e sottrarci a una lotta. Ho sempre creduto che la speranza è così ostinata dentro di noi, che ci aspetta qualcosa di meglio se abbiamo il coraggio di continuare a tendere verso ciò, di continuare a lavorare, di continuare a lottare”.

Così vincono Bob Dylan, Stevie Wonder , il chili con la carne e Il padrino, le passioni internazionali e multietniche di Obama contro il country, Johnny Cash e Indiana Jones di Romney.

Compiti futuri. Elaine Kamarck della CNN ci indica quali saranno gli obblighi per una seconda presidenza: in cima alla lista l’economia, ma anche i riposizionamento degli Usa nei confronti dell’Afghanistan, le riforme per l’energia e la necessaria collaborazione con il partito repubblicano.

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Noemi Debbi

Informazioni su Noemi Debbi

Nata, cresciuta e pasciuta. Diplomatasi al liceo classico, con tante domande si iscrive a Filosofia per avere risposte. Ottiene in cambio ulteriori domande, così decide di prendere la realtà per il bavero e di ottenerle con la forza. E' iperattiva, si interessa di filosofia del linguaggio, di filosofia politica, e di comunicazione politica. Ama il teatro per essere uno specchio, un passaggio verso un'altra realtà in cui può purificarsi . La frase che meglio la rappresenta è " Nuvole sparse qua e là, bel tempo altrove. Serena, variabile".
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