Elezioni Usa: l’Obama del we hope

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3, 16, 22 Ottobre: queste le date dei tre dibattiti tra il presidente Obama e il concorrente repubblicano Mitt Romney per la presidenza degli USA.

Il primo round si apre con due uomini distinti, stesso abbigliamento in completo blu, stessi bottoni della giacca allacciati, cravatta rossa da repubblicano modello per Romney  e blu democratico per lo il presidente.

Peccato che dopo il primo dibattito l’opinione pubblica si è praticamente spaccata in due. Metà delle preferenze al blu, metà al rosso; il motivo è ben chiaro: Obama si presenta in atteggiamento sommesso, la testa china che sembra spesso annuire alle critiche di Romney, poche parole di difesa interrotte dal fiume di eloquenza e aggressività dell’avversario.

I temi affrontati sono vari, dall’economia alla sanità e al lavoro, dalle tasse al deficit. Secondo le statistiche di Expert System che ha analizzato il linguaggio usato dai due interlocutori, il candidato repubblicano ha parlato più del presidente in carica usando proposizioni semplici e parole a connotazione negativa, quasi per far trasparire l’ostilità nei confronti di Obama e del suo operato, che dal canto suo usa periodi più complessi

Spiega Luca Scagliarini, VP Strategy &Business Development di Expert System: “I commenti e le reazioni degli elettori hanno premiato uno dei due candidati. Questo dimostra che il successo nei dibattiti politici, che spesso vengono criticati per la povertà dei contenuti si basa molto su aspetti diversi quali sguardi, gestualità e tono della voce”.

Risultato: Obama KO.

16 Ottobre: Il presidente riprende la sua lotta verso la Casa Bianca. I temi sono ancora l’economia, il lavoro, l’educazione e non manca l’attacco sferrato da Romney sull’attentato al consolato USA a Bengasi al quale Obama questa volta risponde prontamente aggiudicandosi addirittura i plausi del pubblico; un Obama fiero, sicuro di sé, un’Araba Fenice che rinasce dalle ceneri del primo dibattito. Cravatta rossa: lui può assaltare l’altra parte del ring, può conquistare anche gli elettori in polling, gli indecisi, e ce la fa. L’uso delle parole job, do, make sure e soprattutto del pronome personale we, usato -per citare ancora Expert System- con il 28% in più rispetto lo sfidante, incoraggiano e convincono gli americani. Un presidente che è passato all’attacco e ha buttato fuori dal ring l’avversario.

Risultato: Yes, We can.

22 Ottobre: politica estera. Le questioni sono economia, finanza e operazioni militari. Un Obama solido che torna in cravatta democratica e un Romney sulla difensiva. Ancora Luca Scagliarini che commenta: “ La differenza – per non dire vittoria-, non si gioca più solo sulle idee ma su chi sa esporre e argomentare meglio. E sono molti i dettagli emersi dall’analisi semantica dell’ultimo dibattito che sembrano mettere in luce una maggiore efficacia di Obama rispetto a Romney.

Risultato: 2-1 per Barack.

Facebook e Twitter. Nel 2008 Obama si è mostrato il campione indiscusso dei mass media e in particolare dell’uso delle nuove piattaforme sociali. A confermarlo non sono solo i milioni di fan che vanta su Facebook e i follower su Twitter ma anche l’efficacia con la quale vengono usati questi mezzi. Per citare un esempio spopola l’ espressione horsesandbayonets che rimanda alla risposta sibillina data dal presidente a Romney che si lamentava del fatto che gli USA di oggi avessero molte meno armi che nel 1916; diventata virale, al top negli Stati Uniti e la terza nel mondo: un picco di 105.676 tweet e più di 50 pagine su Facebook.

We Hope. A pochi giorni dalle elezioni il New York Times registra un vantaggio per Obama che si assicura 185 voti solidi dei grandi elettori e 58 da confermare ma per ora favorevoli, mentre Romney si stabilizza a 180 solidi e 26 In Leading.

Considerando che 270 è il minimo per la vittoria, il presidente è vicino al secondo mandato, e se sarà vittoria sarà comunque sudata.

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Noemi Debbi

Informazioni su Noemi Debbi

Nata, cresciuta e pasciuta. Diplomatasi al liceo classico, con tante domande si iscrive a Filosofia per avere risposte. Ottiene in cambio ulteriori domande, così decide di prendere la realtà per il bavero e di ottenerle con la forza. E' iperattiva, si interessa di filosofia del linguaggio, di filosofia politica, e di comunicazione politica. Ama il teatro per essere uno specchio, un passaggio verso un'altra realtà in cui può purificarsi . La frase che meglio la rappresenta è " Nuvole sparse qua e là, bel tempo altrove. Serena, variabile".
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