Berlusconi, una vita per la comunicazione

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Silvio Berlusconi

Periodo intenso per Silvio Berlusconi. Sono bastati pochi giorni per passare dallo sconvolgente comunicato in cui annunciava il suo ritiro dalle scene politiche, alla dichiarazione opposta, capovolgendo tutto e tornando prepotentemente alla ribalta. La decisione arriva dopo la condanna a quattro anni di reclusione per frode fiscale a conclusione del processo per l’acquisizione dei diritti TV di Mediaset. L’ex premier rende noto che, pur confermando la decisione di non candidarsi alle primarie, “ci saranno senz’altro delle conseguenze. Io mi sento obbligato a restare in campo per riformare il pianeta giustizia perché ad altri non capiti quello che sta succedendo a me”. L’annunciata fine del periodo Berlusconi, ormai in campo da diciotto anni, sembra sgretolarsi in una manciata di ore.

La storia di Silvio Berlusconi come uomo politico ‘prende vita’ nel 1994, quando con un messaggio televisivo inviato a tutti i telegiornali annuncia la volontà di cambiare l’Italia, facendosi portabandiera della libertà e della democrazia.  L’idea di una possibile ‘discesa in campo’ era già nell’aria nell’estate del 1992; un’idea che richiese una profonda riflessione da parte del futuro premier, gli stessi uomini a lui vicini si divisero in favorevoli e non favorevoli, l’incertezza derivava dal timore di possibili accuse per conflitto d’interessi e rapporti imprenditoriali ritenuti ambigui.

E’ il 18 gennaio del 1994 quando Berlusconi assieme a Tajani, Luigi Caligaris, Martino, Valducci  dà vita al Movimento Politico Forza Italia.  E’ subito evidente che il partito non si richiama agli standard nazionali, ma costituisce una importante novità in virtù della struttura organizzativa, che ricordava più un’azienda che un partito politico. Proprio da quest’ultima considerazione nascono le critiche che proclameranno Forza Italia un “partito di plastica”, senza solide radici territoriali e fondato su un’aggregazione estemporanea.

Il 26 gennaio arriva l’annuncio per via televisiva, Berlusconi ‘scende in campo’ e vince le elezioni con un partito creato poco tempo prima. La scelta di utilizzare il medium televisivo suscita una reazione immediata, il paese si divide in ammiratori dell’intraprendenza e abilità comunicativa del nuovo arrivato e in detrattori, preoccupati per la distorsione del messaggio e per il corretto funzionamento democratico. Tutti d’accordo, però, che si stavano gettando le basi per un nuovo, inesplorato modo di fare comunicazione politica.

L’entrata spettacolare di Berlusconi ha cambiato in primo luogo il concetto stesso di elettore, non più un esponente del mondo politico, ma un consumatore da ammaliare e convincere ad acquistare il partito-merce. Molto più vicino ad un’azienda, che a un partito, Berlusconi esaltava il proprio prodotto esibendone i vantaggi, sia per i singoli, sia per il sistema generale,  rispetto alla concorrenza. Una strategia chiara e decisa, allo stesso tempo completamente innovativa, che costrinse le parti politiche ad adeguarsi ai tempi.

La vera novità introdotta da Berlusconi, non fu però l’uso del mezzo televisivo, già Craxi ne aveva usufruito, ma l’uso di una lingua semplice, diretta, con periodi brevi e non contorti, un nuovo modo di utilizzare l’oratoria, comprensibile ai cittadini di tutte le fasce culturali. Berlusconi non parlava il politichese, ma la lingua della gente, l’introduzione di linguaggi esterni la politica ne è il lampante esempio; il comprensibile gergo calcistico, metafore quali “scendere in campo”, “squadra politica”, iniziarono a rimbombare nelle case degli italiani. Espressioni colorite ed espressioni affettive verso i suoi alleati, e l’Italia portarono a una progressiva umanizzazione della politica.

Nel discorso del 1994 Berlusconi si presenta come “l’uomo nuovo” che l’Italia stava aspettando per risollevarsi e prendere le distanze dalla “vecchia classe politica italiana che è stata travolta dai fatti e superata dai tempi […] che lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica.”. L’uomo che porterà “un nuovo miracolo italiano”.

Nello stesso discorso esce preponderante un’altra caratteristica della comunicazione dell’ex premier, il tema del “noi contro loro”, che ancora una volta nasce da un contesto calcistico e da una ferrea logica di mercato. I mondi concorrenziali emergono dall’opposizione del “vecchio e nuovo”, dai termini coi quali rimandare a una politica superata, come “apparato”, “burocrazia”. E ancora l’avversario definito da aggettivi come “dispotico”, “illiberale”. Le novità introdotte da Berlusconi possono essere riassunte in poche parole: marketing politico, media, visibilità, personalizzazione della politica.

Oggi la situazione è diversa.  Le informazioni politiche possono essere ricercate autonomamente, le ideologie si creano attraverso internet e il marketing politico cerca spazio all’interno di questa nicchia.

Questa consapevolezza ha modificato profondamente il rapporto tra gli elettori e Berlusconi, incrinando il buon rapporto che intercorreva tra i due attori della scena politica. Diversi fattori possono aver contribuito a questa svolta, il peggioramento della crisi, le promesse non mantenute, la percezione, in sostanza, che molti dei problemi di fondo italiani siano rimasti insoluti. Il governo Berlusconi ha disatteso le aspettative, creando una voragine con il suo elettorato.

La capacità persuasiva e di creare il ‘sogno italiano’ attraverso le parole sembra essere svanita, poiché cozza contro la realtà. La strategia di oggi è di ricordare quanto di buono c’è stato, e sempre di più punta sull’aggressione del “noi contro voi”, o nella difesa della sua persona dagli attacchi del “nemico”. Il 24 ottobre 2012 Berlusconi annuncia che lascerà l’arena politica, con un discorso che riprende tutti i temi a lui più cari, “per amore dell’Italia”, “i più giovani che debbono giocare e fare gol”, “coalizione di sinistra che vuole tornare indietro”.

Una comunicazione che tenta di affondare nel cuore degli elettori, che prova ancora una volta a dare un volto umano alla politica, il volto di Silvio Berlusconi.

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