Ora rottamazione è volgare. La supercazzola delle primarie

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Matteo Renzi

“Adesso la discussione può essere sui contenuti”. Alleluia.

“Eccerto – potrebbe sbottare qualcun altro dopo aver letto l’intervista di Matteo Renzi a Repubblica – ora che Veltroni non si ricandida, che D’Alema non si ricandida, ma anche no o almeno con riserva, che la Bindi non si ricandida, ah no, lei non ha detto niente… Dopo tutto questo, insomma, la discussione può essere sui contenuti?”.

E non solo, se è per questo: la parola “rottamazione” è addirittura volgare. Renzi la rinnega e fa girare alcune slide che tanto assomigliano ad un programma – non una Carta d’intenti, un programma – in salsa liberale e che però troppo liberale non è. E dice sornione, come se il casino non avesse contribuito lui a crearlo, che finalmente è giunto il momento di discutere sui contenuti. Che poi sarebbe dovuto essere il principio della dialettica attorno alle primarie del centrosinistra. Le primarie servono a fare le conte e a racimolare voti, ma anche a dare il “la” ad un momento di confronto “alto” in cui non sia in ballo esclusivamente la leadership. In genere si presume (e qualche volta è persino vero) che chi partecipa alle primarie intenda finanche governare.

Ricapitoliamo dunque, in breve: Veltroni annuncia di non volersi ricandidare al Parlamento; D’Alema ammette di essere candidato “on demand” (copyright Federico Mello su Pubblico); Bersani scarica D’Alema; D’Alema non si fa scaricare da Bersani (nessuno però che neghi la necessità di un rinnovamento, semmai è proprio quella parola lì, “rottamazione”, che non gli va giù); D’Alema voleva rottamare il Pd già prima che il Pd nascesse; D’Alema va incontro a Bersani e promette la guerra a Renzi; D’Alema se vince Renzi gli fa la guerra e fonda un partito “de sinistra così”; Renzi rottama la rottamazione; Renzi accenna al suo programma; la supercazzola è compiuta. Capito l’antifona?

C’è poi una questione che riguarda la coalizione (Renzi compreso, che si ritroverebbe con una bella gatta da pelare nel caso in cui dovesse spuntarla), ossia la scomparsa dell’agenda Monti dalla Carta d’intenti siglata da Pd, Sel e Psi. Che di per sé ipotizzare un’agenda “oltre” Monti non è nulla di scandaloso, anzi. L’errore, piuttosto, è avere concesso l’esclusività dell’agenda Monti ad altri. E se dovesse riuscire la “mandrakata” a Berlusconi, uno che a supercazzole è da sempre considerato un maestro?

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Fabio Germani

Informazioni su Fabio Germani

Giornalista. Blogger. Ha collaborato con diverse agenzie di stampa e quotidiani. Nel 2009 è tra i fondatori del progetto radiofonico FutuRadio Web. Ha fatto inoltre parte dell’ufficio stampa dell’O.S.E.C.O. (Osservatorio sulle Strategie Europee per la Crescita e l’Occupazione). Dal 2011 lavora a T-Mag, dove è caporedattore. Il suo blog è step by step. Sostiene di essere un gran simpaticone. Sostiene. twitter: @fabiogermani
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