Mercati, popolo e la democrazia: la soluzione ‘decrescita’

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L’ultima a lanciare l’anatema contro i mercati è stata Angela Merkel. «Non aiutano i popoli» ha scandito la cancelliera tedesca, unendosi al treno di tanti neo-critici verso ‘l’astratta entità’ che minaccia l’intera eurozona.

Eppure ai tanto odiati mercati il potere è stato conferito negli anni dagli stessi leader che ora osservano sgomenti l’avidità di quegli investitori che hanno solo finto di far arricchire i cittadini. Come accade per i problemi, infatti, i germi si sono introdotti e cresciuti quando tutto sembrava scorrere tranquillamente, anzi in maniera positiva.

I mercati hanno preso possesso delle democrazie in nome di uno sviluppo senza battute d’arresto. Ma il tranello prevedeva la crescita fondata sul debito: la vita quotidiana insegna così che il creditore detiene un immenso potere verso un debitore, costretto ad avere liquidità per andare avanti nelle proprie attività. Il fenomeno si è riprodotto in versione con gli Stati (con l’Italia lampante esempio) affamati di soldi sino a stringere il cappio del debito intorno al collo. E ora viene presentato un conto salato e amaro allo stesso tempo.

L’espropriazione della democrazia, dunque, non è avvenuta (solo) per la cessione di sovranità a organismi burocratici come la commissione europea, ma è stata favorita soprattutto dalla cecità nell’arricchimento. Il popolo ha così solo annusato l’odore della ricchezza: appena svanita la dolce fragranza, è rimasto solo un indebitamento pesante che ha finito per intaccare anche lo stato sociale. Con pesanti conseguenze sulla vita di tutti giorni.

L’unico modo concreto con cui la politica può riappropriarsi della democrazia è la “rinuncia” al concetto di sviluppo forzato, abbracciando l’idea di un approccio di decrescita, intesa nel senso di diminuzione degli sprechi e degli eccessi consumistici. La frugalità e la sobrietà nello stile di vita non significano povertà, in particolare se a  tali azioni si coniuga un’adeguata redistribuzione del reddito. In tal senso i costi di qualche rinuncia valgono la pena di essere affrontati, perché sono  l’unico strumento pratico per privare i “vampiri dei mercati” di un potere prezioso come la democrazia.

ipse dixit

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