Elezioni in Francia: si avvicina il ballottaggio Hollande-Sarkozy

Francois Hollande

Due leader assai diversi con idee contrapposte. Francois Hollande e Nicolas Sarkozy si affrontano al ballottaggio del 6 maggio per conquistare l’Eliseo. Il primo turno ha incoronato il candidato socialista, che con la sua force tranquille (lo slogan che ha reso famoso Mitterand sembra riadattarsi bene all’attuale leader del centrosinistra) è riuscito a rilanciare il Ps, che da anni versava in una profonda crisi. Lo stile pacato, da uomo comune, è stato apprezzato dopo gli anni di “eccessi” di Nicolas Sarkozy. Il presidente uscente, difatti, è entrato all’Eliseo con un programma ambizioso, ma dopo cinque anni è arrivato “l’avviso di sfratto”. Il comportamento sopra le righe, la sovraesposizione della vita privata e gli scarsi risultati in campo economico hanno appesantito la sua immagine di leader autorevole.

Europa. Il voto del 6 maggio è molto atteso anche in chiave europea. Hollande ha annunciato di volersi battere per cambiare le regole che impongono rigore ai componenti dell’Ue, costringendo alla recessione le economie dei Paesi periferici. La sfida francese è osservata con grande interesse da Bruxelles, ma soprattutto da Berlino, dove Angela Merkel tifa per il suo fedele sodale Sarkozy. E il numero uno dell’Ump, ormai impossibilitato a liberarsi dal soffocante abbraccio della cancelliera, ha dissotterrato l’arma dei mercati, lanciando un grossolano messaggio: se vince Hollande, gli investitori scapperanno dalla Francia, perché Parigi non rispetterebbe il fiscal compact.

Alleanze. Lo scacchiere di alleanze vede Hollande sostenuto dalla gauche, a partire dal fronte di Sinistra di Mélenchon, che porta in dote un prezioso 11%. Anche dai ridimensionati Verdi è arrivato l’appoggio, così come dai comunisti di Potou. Il presidente, ormai inviso agli leader del sistema politico, è costretto a ballare da solo: il Front National di Marine Le Pen, che ha attinto dal voto di protesta, finirebbe per perdere consensi accettando l’intesa con Sarkò, mentre il centrista Bayrou non vuole correre il rischio di “puntare sul cavallo perdente”. Quindi meglio tenersi liberi e decidere le alleanze alle elezioni legislative (per il rinnovo del Parlamento).

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI