Perché Beppe Grillo cresce nei sondaggi

Beppe Grillo

Beppe Grillo è come l’allergia: torna periodicamente nel dibattito pubblico, nonostante tutti sappiano che è sempre presente con il suo blog e il Movimento 5 Stelle che sparge “polline” sul territorio (attraverso la militanza spontanea). La politica e i giornali, però, si ricordano del blogger solo quando la “rinite” manifesta i sintomi peggiori, che nella fattispecie non sono sternuti, ma la perdita di consenso dei partiti “tradizionali”. Il dibattito sul grillismo è ormai deflagrato e non c’è giornale o leader che non abbia espresso un (legittimo) parere. Con un vizio: la volontà di collocare il M5 nell’alveo dell’antipolitica e nella generica definizione di populismo. Una semplificazione che finisce per favorire la strategia di comunicazione di Grillo, che da ex uomo di televisione adopera i media con sapienza.

Critica. Il fondatore del movimento ha forgiato la struttura su un principio basilare: la radicale critica al sistema partitico; un argomento che riesce ad attecchire su ampie fasce di elettorato, alle prese con una totale sfiducia verso il Parlamento e i suoi rappresentanti. In tal senso il messaggio di Grillo è rafforzato dalle effettive mancanze dei partiti, che hanno dovuto accettare il “commissariamento tecnico” a conferma di un fallimento progettuale. Il clima di assedio di tasse ha lanciato in orbita il Movimento 5 Stelle, che tra le tante cose propone da sempre l’abolizione di ogni sostegno pubblico alle forze parlamentari. L’opposizione intransigente, soprattutto in tempi di diffusa crisi economica, è una strategia assai vincente: la conferma giunge dai sondaggi che incoronano il M5S come vero vincitore della prossime Amministrative.

Proposte. La replica del mondo politico e mediatico appare debole. L’invettiva contro l’assenza di proposte del grillismo si scontra con la pubblicazione on-line del programma del Movimento 5 Stelle. L’approssimazione della risposta, pertanto, finisce per legare in modo ulteriore i sostenitori di Grillo, che annotano la mancanza di argomentazione tra “gli appartenenti al sistema”. Con tale approccio si finisce per radicalizzare il dibattito che si trasforma in una zuffa caotica. I leader, o comunque i rappresentanti dei partiti, sarebbero più saggi se smontassero punto per punto il programma politico del M5S, senza ricorrere agli strepiti sul populismo, che in fondo all’elettorato piace perché lancia messaggi diretti. Gli esempi storici sono numerosi, ma sembra che non abbiano insegnato niente.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI