Ha ancora senso parlare di «democrazia»?

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L'Eurotower, sede della Bce

Chissà cosa penserebbero, a millenni di distanza, gli antichi greci. Mi piacerebbe vederli commentare quanto il loro concetto di «democrazia» sia oggi – nel terzo millennio, quello della libertà di stampa e dei social network – completamente svuotato del suo iniziale significato. Che è, per chi non lo sapesse o semplicemente lo avesse dimenticato, «governo del popolo».

Bisognerebbe quindi che ci domandassimo se nel 2012 abbia ancora senso utilizzare un’espressione di questo tipo. Perché, spesso, ci si trova di fronte a delle realtà che – se sulla carta sono democratiche – hanno le sembianze di dittature mascherate, edulcorate. O più facilmente di monarchie (governo del singolo), aristocrazie (governo dei migliori) e oligarchie (governo di una élite). Non serve guardare lontano, basta affacciarsi fuori dal balcone di casa nostra. E restare sulla stretta attualità, lasciando riposare il passato.

Insomma, in questi giorni abbiamo scoperto che anche la Lega Nord – quella di «Roma ladrona», del «celodurismo» e chi più ne ha più ne metta – ha messo le dita nella marmellata. E come, se le ha messe. Poi si sa: una volta tolto il tappo dalla fogna, viene fuori di tutto. Basta che qualcuno dia il via, e il gioco è fatto. L’accusa che viene mossa nei confronti dell’ex tesoriere Francesco Belsito – uno a cui, vedendolo, non avrei affidato neanche un centesimo – è di «truffa ai danni dello Stato e finanziamento illecito ai partiti». Roba da niente… Ma al di là della vicenda giudiziaria, che andrà avanti nei prossimi giorni, ciò che colpisce è il fatto che si legga ancora di soldi pubblici utilizzati per portare avanti uno o più interessi personali.

La laurea dei piccoli Bossi e la ristrutturazione della casa di Gemonio in questo caso, o i pranzi di piacere in altri (vedi i 180 euro spesi dal tesoriere della Margherita Luigi Lusi per un piatto di linguine al caviale): tutti soldi che arrivano dallo Stato, quindi dai cittadini, usati in modo torbido. E qui torniamo alla domanda che dà il titolo all’articolo: ma la democrazia esiste ancora? «No», viene da rispondere in maniera netta.

Perché nel 1993, con un referendum proposto dai Radicali – la forma di democrazia più diretta che ci sia – gli italiani hanno deciso di abolire il finanziamento pubblico ai partiti, introdotto nel con una legge del 1974 dall’allora ministro democristiano Flaminio Piccoli. «È finita – esultò qualcuno –, dalle nostre tasche non uscirà più un centesimo per i loro sporchi affari». Peccato che la gioia sia durata poco, perché sul finire dello stesso anno venne aggiornata la legge n. 515 (sui «rimborsi elettorali»), mentre fra il 1997 e il 1999 fu di fatto reintrodotto il finanziamento pubblico ai partiti, grazie ad altri due provvedimenti (leggi n. 2/1997 e n. 157/1999).

Quindi il referendum del 1993 venne calpestato, e il «governo del popolo» fu sovrastato dall’ingordigia di una classe politica che di etico e trasparente cominciò a non avere più nulla. Tanto per rendere l’idea, fra il 1994 ed oggi lo Stato ha speso 2,7 miliardi di euro per i «rimborsi elettorali» dei partiti (una buona fetta della manovra Monti), arrivando a restituire a questi fino a dieci volte le somme spese. Un’aberrazione di proporzioni bibliche che, malgrado i proclami e la retorica spicciola, nessuno vuole eliminare.

E che dire del governo Monti? Quelli che hanno parlato di «sospensione della democrazia» sono stati tacciati di eretismo. Si, per carità: la nostra Costituzione prevede che il Capo dello Stato possa affidare l’incarico di formare un nuovo esecutivo ad altri, nel caso in cui si vada incontro ad una fine anticipata della legislatura. Ma quanto accaduto negli ultimi mesi – la stessa cosa è avvenuta in Grecia, patria (come detto) della democrazia, fra l’altro con la grave ingerenza della troika formata da Bce, Fmi e Unione europea – ha un retrogusto amaro. Soprattutto per quegli italiani che, quando infilano la mano in tasca, non trovano neanche più un centesimo.

Insomma, c’è bisogno di fare chiarezza. Meglio: pulizia. E di dircelo in estrema sincerità: la democrazia non esiste. O forse, peggio, non è mai esistita.

Twitter: @GiorgioVelardi

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