Fede e la fine di un’epoca

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Se lo sono portati via come si fa con un camorrista nel casertano. Ieri sera, alla fine del suo telegiornale, due uomini Mediaset hanno fatto irruzione nel suo ufficio per dirgli che quello appena andato in onda sarebbe stato l’ultima edizione del suo tg. Un blitz, un vero e proprio blitz. Così è finita la carriera giornalistica di Emilio Fede, il Giornalista di Silvio Berlusconi. L’ottantunenne che non voleva invecchiare mai, come il suo capo. Il sempre lampadato. Donne e casinò, le passioni. Il Cavaliere, l’uomo da servire. Mai un editoriale fuori posto, anzi. “Emilio Fido”, lo avevano apostrofato i maligni, i suoi nemici. Ma lui non si è mai scomposto, ha sempre portato con orgoglio il suo mezzo busto davanti alla telecamera della sua rete. Rete 4. Quella che doveva finire sul satellite per lasciare il posto a chi ne aveva il diritto, Europa 7. “Rete abusiva”, veniva apostrofata dagli stessi maligni. Ma lui andava avanti, con le “meteorine” e con i monologhi servili, quando toccava fare i monologhi servili. Quando toccava a lui spiegare agli italiani le ragioni di Berlusconi. “Telegiornale di regime”, insistevano i soliti maligni. “È il mio telegiornale”, liquidava lui. Forte di avere le spalle coperte. Sicuro di svolgere il proprio dovere: servire. Questo doveva fare il Tg4 e il suo direttore. Garantire un servizio al suo Presidente e al partito del Presidente. Che poi sarebbe diventato partito di maggioranza e quel Presidente, Presidente del Consiglio. “Una storia italiana”, appunto.

> guarda l’addio di Emilio Fede al Tg4 

Emilio Fede quel ruolo lo svolgeva benissimo. Perfino nelle didascalie non sbagliava un colpo. Quando c’era da affiancare Silvio all’acerrimo nemico Prodi, ecco che spuntavano fuori foto del Professore imbarazzanti. Immagini brutte, pessime. Al fianco la foto del Cavaliere, sempre sorridente e in posa. Il bello e il brutto. Il buono e il mostro. Il giudizio estetico che si commentava da solo. È stato anche questo il telegiornale di Emilio Fede. Anche questo rientrava nelle sue mansioni. Diffamare l’avversario di turno. E pazienza per Romano Prodi se per anni è toccato a lui e ai suoi primi piani peggiori. Era diventato un professionista della fotografia l’Emilio. Seduto al tavolino, sceglieva con quella canaglia di Lele Mora, quale merce portare al capo. Ragazze che facevano la fila pur d’ottenere un appartamento all’Olgettina o una comparsata in qualche fiction, o più semplicemente il gettone di presenza. I soldoni, dopo la prestazione. Il procacciatore, il pr di Villa San Martino. Il secondo mestiere di Emilio fede. Ma 81 anni sono tanti e il capo, il suo capo, non brilla più come prima. Anche lui è vecchio, anche lui sta lasciando il posto. Il potere dei figli incombe. Lui, Fede, dà la colpa a Confalonieri: “È stato lui a farmi fuori”. Emilio Fede e Fedele Confalonieri, due uomini che portano nel loro nome la stessa radice: fedeltà. Forse Berlusconi li ha scelti anche per questo.

ipse dixit

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