Quelle parole di Fornero che ricordano Berlusconi

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Elsa Fornero

Diciamoci la verità: da quando è arrivato Monti, in Italia non è cambiato nulla. Non che dovessimo aspettarci chissà cosa, per carità. Ma dal giorno in cui il Professore e la sua “banda” sono sbarcati in Parlamento, annunciando che avrebbero lavorato per tirarci fuori dal baratro, miglioramenti tangibili per il Paese – quello reale, non quello dei “palazzi” – non ci sono stati. Al contrario. Il ritocco dell’età pensionabile, un provvedimento sulle liberalizzazioni che ha mantenuto intatti i sancta sanctorum e favorito le lobby, la reintroduzione dell’Ici sotto forma di Imu e un dibattito sulla riforma del mercato del lavoro che fa quotidianamente un passo avanti e due indietro non aiutano di certo gli italiani ad amare l’ex Commissario europeo e i suoi ministri. Anche perché i cittadini del “Bel Paese”, del «ce lo chiede l’Europa», ne hanno fin sopra i capelli.

È proprio sulla riforma del lavoro che è necessario soffermarsi. Tanto è stato scritto e detto. Ma ad illustri commentatori, opinionisti ed editorialisti, è saltato un passaggio. Una frase del ministro del Welfare Fornero – la quale ci regala sempre più spesso neologismi o versioni rivisitate dei termini del vocabolario – ci ha riportaticon la mente all’8 maggio del 2001. Una data storica per la televisione italiana: fu infatti il giorno in cui, a Porta a Porta, Silvio Berlusconi firmò il celebre “Contratto con gli italiani” (vedi qui il video: http://www.youtube.com/watch?v=JIcSlkWWCtg). Uno dei punti cardine del documento – il quarto, per essere precisi – prevedeva il «dimezzamento del tasso di disoccupazione con la creazione di almeno 1 milione e mezzo di posti di lavoro». Per la cronaca, di quel “contratto” il Cavaliere non rispettò neanche un punto, violando la promessa fatta nel salotto di Rai1 («Se non ne porto a termine i 4/5 non mi ricandido alle prossime elezioni»). Il resto è storia.

Ebbene qualche giorno fa anche Fornero è improvvidamente tornata sul luogo del “delitto”. Il ministro ha infatti dichiarato che «l’obiettivo del governo è la riduzione strutturale della disoccupazione», che va portata «al 4-5 per cento». Premesso che chi scrive non è mai stato un genio in matematica, ascoltando le parole di Fornero ho fatto due calcoli. Attualmente il tasso di disoccupazione in Italia è del 9,2 per cento – quella dei giovani sfonda, dal settembre scorso, i 30 punti percentuali –, che tradotto in cifre vuol dire 2 milioni e 300mila lavoratori senza impiego. Quindi, se il tasso deve essere dimezzato (in modo da portarlo al 4-5 per cento), ecco che vanno creati un milione («almeno», riprendendo Berlusconi) di posti di lavoro. Sì, molto bene: ma come? Mi sembra, e ne ho parlato anche in un articolo pubblicato di recente sul blog che curo (http://mercantenotizie.altervista.org/su-che-pianeta-vivono-i-tecnici/), che i tecnici vivano su un pianeta tutto loro. Un pianeta “tecnico”, appunto, in cui non si accorgano di ciò che quotidianamente accade. Mi chiedo – anzi, lo chiedo al ministro – come si fa, in una situazione di gravi crisi come questa, a lasciarsi andare a certi slanci programmatici.

Ma il problema non è solo retorico. È anche pratico. Perché l’immobilismo del governo Monti lascia, a tratti,basiti. Dove sono finiti, per esempio, i decreti per la crescita («anche più di uno al mese») promessi ad inizio anno dal superministro Corrado Passera? Non ve n’è traccia. E il fondo per ridurre le tasse, che doveva essere creato grazie alle risorse provenienti dalla lotta all’evasione fiscale?Idem. In quest’ultimo caso, il premier ha fatto sapere che «è utile evitarefacili promesse». Ma non era lui ad aver dichiarato che «con le riforme il Pil può crescere del 10 per cento»? Vallo a capire.

E ancora: c’è il dato sul ricorso alla cassa integrazione reso noto poco giorni fa dalla Cgil, che fa il paio con la stretta sui prestiti alle imprese registrata a gennaio da Bankitalia. Nel primo caso, fa sapere il sindacato guidato da Susanna Camusso, a febbraio le ore di Cig sono state quasi 82 milioni, con una crescita del 49,1 per cento rispetto al mese precedente. Numeri monstre, se si pensa che in termini reali si parla di un taglio del reddito di oltre 525 milioni di euro, pari a circa 1.300 euro per ogni singolo lavoratore. Le aziende – grandi e piccole che siano – non assumono e anzi tagliano, vista la sempre minore propensione delle banche all’erogazione del credito. Malgrado il prestito di quasi 140 miliardi di euro che la Bce ha nuovamente concesso ai nostri istituti (a tasso agevolato), sembra esserci una scarsa volontà ad aiutare i lavoratori. Insomma: come si creano un milione di posti di lavoro in queste condizioni? Riformando – altra semi-porcata – l’articolo 18? «Ma mi faccia il piacere, mi faccia…», direbbe il compianto Totò.

Perché, piuttosto, l’esecutivo non indaga meglio sulle aziende che fanno ricorso al meccanismo della cassa integrazione? L’esempio calzante è quello che riguarda la Fiat, che in Italia mette in strada i suoi dipendenti – specialmente se iscritti alla Fiom – e poi delocalizza in paesi come la Serbia o la Polonia, dove i salari minimi spaziano dai 400 ai 600 euro (contro i 1.000/1.200 del nostro Paese) e dove lo Stato copre le spese dei primi anni di avviamento con pesanti incentivi in cambio dell’investimento fatto dall’azienda. Le risorse ci sono, dunque. Altrimenti il gruppo automobilistico torinese chiuderebbe baracca e burattini, e tanti saluti. Invece Marchionne in Italia fa il bello e il cattivo tempo, e all’estero parla di «business plan» e di «espansione» (vedi Chrysler).

 

Insomma, la storia è sempre la stessa. Se il governo Monti vuole davvero riscrivere la storia dell’Italia lo faccia. Ma con azioni tangibili, non con i proclami. Soprattutto evitando dirichiamare quelli di un passato che vogliamo dimenticare in fretta.

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Giorgio Velardi

Informazioni su Giorgio Velardi

Giorgio Velardi, classe ’86, è un giornalista romano. E' stato redattore del settimanale “Il Punto”, per cui si è occupato di politica interna e attualità, ha collaborato con il settimanale di cronaca e cultura sportiva “Terzo Tempo”, con il portale “Soccer Magazine”, con il magazine “Turbo arte” e con “Radio Sapienza”, la web radio del primo ateneo della Capitale. Da luglio a novembre 2010 ha fatto parte della redazione di “Sky Sport24”, il telegiornale sportivo all news della piattaforma satellitare.
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