Liberalizzazioni Waterloo

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Il governo è nato con il terrore del ‘rischio imboscate’ in Parlamento. Il presidente Monti, non avendo un partito di riferimento, era consapevole di dover affrontare l’esame in Aula come se una sorta di Giudizio Divino.

Il percorso dei provvedimenti, tuttavia, era stato sinora relativamente tranquillo: sotto la spinta dell’emergenza le Camere hanno concesso il ‘via libera’ a misure anche impopolari. Basti ricordare, su tutte, la manovra economica varata a dicembre.

Da quel momento in poi, l’esecutivo dei tecnici ha accelerato per centrare i propri obiettivi in tempi rapidi, riuscendoci in quasi tutti i casi (compreso il controverso dl ‘svuotacarceri‘). Ma sulle liberalizzazioni la marcia trionfale di Monti ha subito la prima vera battuta d’arresto.

Gli interessi delle mille lobby italiche, ben rappresentate in Parlamento, hanno ammorbidito (se non cancellato) molti aspetti del decreto che poteva far crescere il Pil del 10% (Monti dixit). La realtà è che il ‘Cresci-Italia’ si sta rivelando una Waterloo per il governo e anche per il presidente del Consiglio. E Napoleone-Monti potrebbe perdere l’autorevolezza della prima ora con effetti su un’altra riforma cruciale. Quella del mercato del lavoro

ipse dixit

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