Serve la società civile a mobilitarsi

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Fiaccolata a Firenze del 26 gennaio 2011 (fonte: www.senonoraquando.eu)

26 gennaio ore 19:00. Fiaccolata in Piazza Ss. Apostoli a Roma per ricordare Stefania Noce, attivista uccisa dall’ex-fidanzato, e le donne vittime della violenza maschile. Un evento certamente condivisibile, anzi: un evento che per nessuno dovrebbe essere non condivisibile. Una fiaccolata contro la prima causa di morte per le donne, addirittura più del cancro e degli incidenti stradali.
Un tema caldo, anche se passato sotto silenzio dai media. O affrontato con toni indulgenti dai salotti televisivi della cronaca nera, che lo bollano puntualmente come ‘delitto passionale’ scatenato dal ‘raptus di follia’ di ‘amanti respinti’, perpetrando all’infinito stereotipi ben collaudati per non assumersi il rischio di abbassare lo share con argomentazioni meno patetiche. E non sono di certo le lacrime in punta di palpebra di qualche conduttrice a dare il giusto peso alla questione: dodici donne uccise dalla violenza maschile dall’inizio del 2012. Una nuova vittima che si unisce alla carneficina proprio mentre si accendono le fiaccole: Christina Andrea Marin, romena di 24 anni, uccisa e abbandonata sulla spiaggia di Porto Potenza Picena (Macerata).
Questa fiaccolata è un appello alla società civile, al cui risveglio si plaude da mesi. Ma, arrivando in Piazza SS. Apostoli alle 19:00 di questa sera gelida di Gennaio, di questa società civile, nuovamente consapevole e sveglia, non se ne trova traccia. Si riesce a contare solo cento, centocinquanta candele. Attuando il vecchio trucco della sottostima, le organizzatrici si dicono contente. Dicono che si sarebbero aspettate cinquanta persone. Non si rendono conto che c’è qualcosa che non va, che se continua così la prossima volta dovranno dire di essere soddisfatte di aver raggruppato 20 persone e che se ne sarebbero aspettate dieci.
Sarebbe facile gonfiare i dati e inneggiare agli indiscutibili successi che il movimento ‘Se non ora quando?’ ha raggiunto in questo anno da quando è nato, il 13 febbraio 2011, portando in piazza più di un milione di donne. Ma ricadere in questa retorica autoreferenziale non servirebbe alle donne né tantomeno a SNOQ. Bisogna trovare il coraggio di ammettere che la presenza di sole 100 persone ad una fiaccolata contro la violenza è una disfatta. Una sconfitta totale, su tutta la linea. La smentita clamorosa di chi credeva che la Piazza si stesse svegliando di nuovo. E inoltre, bisogna trovare il coraggio di ammettere che della società civile in quella piazza, non c’era nemmeno l’ombra. Non una studentessa, una casalinga, un’impiegata apolitica ed estranea al mondo dell’associazionismo. Pochissimi volti giovani, molte femministe sessantottine. Una sensazione insopportabile – e profondamente respingente per chi a questo mondo è estraneo – di essere davanti a una discussione autoreferenziale tra i soliti noti: partiti, associazioni, intellettuali freschi di salotto.
Bisogna trovare il coraggio di domandarsi perché.
Perché esiste questa frattura incolmabile tra società politica e società civile? Perché le donne, così profondamente toccate dalla discriminazione, non antepongono la lotta per i propri diritti a tutto il resto?Almeno a giorni alterni, se proprio tutti i giorni è troppo… Perché continuano ad accampare scuse su scuse per creare un alibi alla propria non-partecipazione? Ma soprattutto, occorre chiedersi perché i movimenti non riescono a sfondare, e non solo per eventi sporadici, questo muro di indifferenza scostante che ha ingabbiato le reazioni della nostra società in generale, e delle donne in particolare. Perché non riescono ad uscire pienamente dai salotti e dalle autocelebrazioni fini a se stesse per recuperare una comunicazione autentica, dal basso, che coinvolga tutti gli strati della popolazione, senza escludere chi alla discussione filosofico-intellettuale non è avvezzo.
È arrivato il momento di chiederselo: non si può più rimandare, se non si vuole tradire il desiderio di cambiamento e di riscatto che, indiscutibilmente, quel 13 febbraio è nato. Non farlo sarebbe la più grande violenza che si possa compiere nei confronti delle donne.

ipse dixit

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